#Oltre n°21/2023 | Proviamo a unire l’eterno diviso

#Oltre n°21/2023 | Proviamo a unire l’eterno diviso

Sul bacio ci ha fatto i soldi una nota azienda produttrice di dolci. Ma non è dei dati economici che si deve parlare quando in gioco ci sono i sentimenti. E non solo. C’entra la chimica e le reazioni che si scatenano nel nostro corpo quando uniamo le nostre labbra a quelle della persona che amiamo, provando un senso di piacere. Noi che siamo romantici non avevamo pensato a tutti quei processi che genera un bacio ma ora che ce l’hanno spiegato capiamo qualcosa di più sul nostro corpo e sui nostri sentimenti. Sì, perché non esiste chimica se non c’è la nostra volontà. E quella è difficile da spiegare in termini solo fisico-meccanicistici. Ecco perché il bacio ci piace a prescindere da tutte le teorie che stanno intorno. È un modo per dire in modo molto diretto: «Tu mi piaci». È la chiave di volta per far nascere qualcosa di cui sentiamo un irrefrenabile e altruistico bisogno.

Per capire cosa vorrei dire è più semplice leggere una pagina famosa del Simposio di Platone. Chi se non l’immenso filosofo greco può darci la corretta lettura della realtà, parlando dell’amore. Noi prendiamo le sue parole e le riferiamo al bacio, convinti che non ci sbagliamo. Ascoltiamolo: «Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione».

Il testo risale all’incirca a 2.500 anni fa ma quanta attualità c’è in queste parole. Zeus appare come un dio dispettoso ma, a parte questo difetto tipico della cultura del periodo condizionato dall’antropomorfismo, il quadro ipotizzato da Platone è tutt’altro che campato per aria. Sentite come descrive le parole di Zeus in un passaggio successivo del Simposio: «Io credo che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande.

Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri». Non siamo arrivati fino a quel punto. Ma ogni volta, con un bacio, proviamo a unire l’eterno diviso. È il segreto dell’amore. Non basta la chimica, deve battere il cuore. Così, senza accorgerci, ci avvicineremo a Zeus. Anche se lui è invidioso.

Oltre torna in edicola – La chimica, la storia e la leggenda del bacio

Oltre torna in edicola – La chimica, la storia e la leggenda del bacio

La chimica, la storia e la leggenda del bacio, quell’apostrofo rosa che fa lavorare 35 muscoli facciali

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 01 giugno con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da sapere – Teknoyd, star di YouTube e Twitch da milioni di visualizzazioni, ha appena lanciato il fumetto interattivo «Il colpo finale».

Da provare –  È arrivato il momento dei parchi divertimento acquatici: toboga, scivoli, piscine con le onde. Il divertimento scorre sull’acqua

Da gustare – Il peperoncino? Ha mille proprietà ed è un vero e proprio super food per chi è a dieta, perché aiuta a perdere peso accelerando il metabolismo.

Da vedere – Valerio Lundini porta in due teatri a Milano  il suo fortunatissimo spettacolo “Il mansplaining spiegato a mia figlia”

#Oltre n°21/2023 | Proviamo a unire l’eterno diviso

#Oltre n°20/2023 | Cerchiamo le risposte dal cielo stellato

Non importa sapere se gli Ufo esistano o meno. Bisognerebbe, invece, capire se esistiamo noi. Partendo da questo quesito iniziale, stuzzicati dal tema di base degli extraterrestri, proviamo a interrogarci sul nostro status di uomini e di donne. Premessa essenziale, togliamo di torno qualsiasi velleità derivata dal filosofo tedesco Arthur Schopenauer, quindi il mondo non è una nostra volontà, né tanto meno una nostra rappresentazione. Dunque stiamo sul piano del concreto, di quello che Edmund Husserl avrebbe chiamato l’hic et nunc, il qui ed ora. Torniamo, perciò, alla domanda iniziale. Ovvero: nell’universo che ha una grandezza infinita e, dunque, non può essere concepita da un cervello umano, come possiamo spiegare la nostra esistenza e, ulteriormente, quella di altri esseri?

Sforziamoci che, pian piano, possiamo arrivarci. Sulla nostra presenza nel cosmo ci hanno raccontato di tutto e di più nel corso dei millenni. La teoria del big bang giustifica la nascita di creature viventi ma resta sempre il dubbio su quel soffio iniziale, su quella coscienza ordinatrice rispetto al brodo primordiale. Filosofia e scienza, in alcuni casi fanno a pugni, ma nulla può essere più certo, mutuando le tesi di René Descartes, “in arte” Cartesio, del dubbio.

Dunque il nostro sapere si fa sdrucciolevole e pure la nostra esistenza, se non fosse per i cari e vecchi filosofi presocratici che ci avvertivano fin da subito che «l’essere è e il non essere non è». Quindi noi siamo. Oggi si direbbe che tutto questo dibattito potrebbe essere ridotto a un semplice problema linguistico. Ma noi sappiamo che non è così. Dunque proseguiamo la nostra vita con le nostre (false?) certezze, domandandoci pure se esistono altri esseri nell’universo, quelli che comunemente chiamiamo extraterrestri. Se abbiamo accertato (sicuri?) che noi esistiamo, perché non dovrebbero esserci anche loro?

In epoche come la nostra, mentre si fa un gran discorrere di Intelligenza Artificiale, viene quasi naturale affermare che possano abitare in chissà quale altra parte dell’universo forme di vita diverse dalla nostra ma non per questo meno nobili. La supremazia dell’uomo ci è stata ripetuta fino alla noia da religione e teorie filosofiche di ogni specie ma è probabile che sia solo un’illusione. Un modo per metterci al centro di una vita della quale non percepiamo il senso più profondo. Ma forse è proprio interrogando l’universo che possiamo renderci conto di chi siamo davvero. Come sta scritto sull’epitaffio della tomba di Immanuel Kant: «La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me».

Oltre torna in edicola – Nei cieli di Vergiate un ufo che spaventò il duce

Oltre torna in edicola – Nei cieli di Vergiate un ufo che spaventò il duce

Si dice che nel 1933 nei dintorni di Vergiate si schiantò un ufo: molti i rottami recuperati con anche i resti di due misteriosi individui ma il regime fascista fece mettere tutto sotto silenzio. Verità o bufala? Comunque la si pensi la storia misteriosa è diventata una graphic novel grazie Lorenzo Palloni e Miguel Villa.

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 25 maggio con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da gustare – La bistecca dei Flinstones esiste davvero: è il Tomahawk il taglio più grande del mondo e il suo peso va da 1 kg  fino ai quasi 2 kg.

Da fare – Scendere sottoterra e sentirsi esploratori? Si può nella grotta Remeron e negli altri antri della nostra provincia con caschetto saldo in testa.

Da sapere –  Le località termali non erano solo luoghi dove curare acciacchi e malanni, ma vere e proprie mete mondane e rinomate, ne sono un esempio le meravigliose Terme Berzieri di Salsomaggiore che festeggiano i 100 anni

Da vedere – Alla Fondazione Morandini di Varese tre mostre in una, tre percorsi artistici, tre vite che si intrecciano. Sono quelle di Marcello Morandini, Angiolo Giuseppe Fronzoni e Gianni Colombo

#Oltre n°21/2023 | Proviamo a unire l’eterno diviso

#Oltre n°19/2023 | Gli occhi delle api assomigliano al Grande Fratello

Delle api si è scritto e detto di tutto. Si è parlato della loro perfetta organizzazione, della laboriosità e dello straordinario esempio che forniscono all’uomo. Gerarchie ben definite e chiara distinzione dei ruoli fanno sì che un alveare dia l’impressione di essere molto meglio costruito di una struttura sociale umana.
Delle api, però, a me hanno sempre colpito gli occhi più del loro fantastico mondo. Giganti rispetto al corpo, divisi in vario modo e capaci di guardare in direzioni diverse. Mi hanno fatto venire in mente il Panopticon, cioè il carcere come lo vede alla fine del Settecento il filosofo Jeremy Bentham, grande sostenitore dell’utilitarismo, quella corrente di pensiero che mette al centro il minimo dolore e il massimo vantaggio.

Mica male come teoria. Infatti è molto attuale. Ancora più attuale è l’idea del Panopticon perché è un istituto di reclusione dove un unico sorvegliante riesce a curare tutti i soggetti in detenzione senza che loro capiscano se sono osservati o meno. Si tratta, insomma, di una torre posta al centro dell’edificio che controlla tutte le celle. Un’idea che è stata realizzata nel corso dei decenni ma, al di là dell’utilizzo per la funzione carceraria, il Panopticon è diventata una sorta di metafora per descrivere il potere invisibile, quello che George Orwell, con parola entrata ormai nel linguaggio comune, chiamava Grande Fratello.

E chi l’avrebbe mai detto? Il reality show più famoso in Italia ha un fondamento filosofico. Ed è l’esemplificazione del concetto del Panopticon, soltanto che i partecipanti sono chiusi nella casa non perché devono scontare una pena ma perché vogliono vincere un premio. L’essere guardati, per loro, è motivo di vanto e di pubblicità, non di castigo. Ci sarebbero da scrivere delle enciclopedie per spiegare dove siamo andati a finire, ma questo lo riserviamo per le prossime puntate di Oltre. Adesso vogliamo focalizzare l’attenzione sugli occhi delle api, da cui eravamo partiti, e soprattutto sull’idea del Panopticon che è esemplificazione del potere invisibile che tutto vede e tutto permea, oggi più che nel Settecento quando Jeremy Bentham ne teorizzò la creazione.

Dagli studi successivi si è però arrivati alla conclusione che questo tipo di organizzazione permette un controllo esteriore ma non aumenta l’autorevolezza di chi amministra né ne facilita la gestione. Anzi, il clima oppressivo genera incertezza nei soggetti posti sotto controllo, ne alimenta la debolezza e non serve a nulla per migliorare i loro standard di prigionieri-lavoratori. Insomma, l’antidoto al Panopticon è sempre lo stesso: senza libertà l’uomo muore. E con lui la società di cui fa parte. Opprimerla non serve, piuttosto va accresciuto il senso di responsabilità di ogni soggetto. Proprio come le api dentro l’alveare.