#Oltre n°4/2022 | Il maestro Enzo e il senso doppio (e vero) della vita

#Oltre n°4/2022 | Il maestro Enzo e il senso doppio (e vero) della vita

La settimana di Sanremo è un tempo sospeso perché leggero, anzi, leggerissimo, come la musica di Dimartino e Colapesce. Ci sono i tuoi impegni, i tuoi dolori, le tue gioie, il tuo lavoro, i tuoi cari e poi tutt’attorno c’è Sanremo. C’è Sanremo la sera a distrarti, se sei stressato. C’è Sanremo la sera ad abbracciarti, se sei triste. C’è Sanremo la sera a lasciarti divertire, commentando sui social il look strano di Tizio o Caia, se sei ciarliero. C’è Sanremo la sera a farti compagnia, se sei solo o malato a letto. Ma tutto questo lo abbiamo già visto e vissuto.

Sanremo a me ricorda soprattutto Enzo Jannacci, anche se ha partecipato soltanto tre o quattro volte. E in questo momento particolare me lo ricorda in modo particolare. Non ho neanche bisogno di guardare la fotografia. Perché uno che su Wikipedia ha la seguente definizione: “cantautore, cabarettista, pianista, compositore, attore, sceneggiatore e medico, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra” è evidente che rappresenta meglio di tanti la miscellanea artistica e spettacolare dell’enorme carrozzone del Festival che va avanti quasi da sé. Ma nel maestro Enzo, nel maestro delle acciughe, che sapeva parlare perfino con i limoni, c’è un impasto unico perché è sempre doppio. Un artista che sa contenere un polo e il suo opposto in ogni sua opera e rappresentazione musicale (e no) è un genio perché non ha limiti, è un dono perché non ha uguali.

Ma la sua doppiezza non era finzione perché un polo non escludeva l’altro, anzi, lo rafforzava. Il lievito era proprio l’impasto. È la doppiezza della natura, quindi dell’arte. Il maestro con le scarp del tennis sapeva farti ridere e piangere, assieme. Male e bene, ricchi e poveri, saggi e rompicoglioni, e “quanta fatica per farsi accettare con le canzoni”. Era popolare e raffinatissimo, alto e basso, capace di slanci di entusiasmo e di voglia di vivere, ma anche di occhi umidi di commozione e profonde espressioni di malinconia. Piaceva alla critica dei giornali, ma anche al bar dell’Ortica. Non faceva mai, certo, il palo, ma sfrecciava in motorino per le vie della sua Milano o arrivava con il figlio Paolo, e anche lui maestro, con un’utilitaria in un paesino delle Langhe per un concerto con la stessa semplice ma mai banale normalità con cui saliva sul palco dell’Ariston. Quel grammelot di dialetto e linguaggio forbito, ma sempre comprensibile, di simpatiche sgrammaticature e di stonature perfettamente intonate, e il tutto sempre stilisticamente esatto, ti lascia ogni volta qualcosa appiccicato. “Perché quando un musicista ride… sente che la sua tristezza è buona e allora prende lo strumento e suona”. Tanto per dare l’idea.

Oltre torna in edicola – Le buone maniere salveranno il mondo

Oltre torna in edicola – Le buone maniere salveranno il mondo

Ne è convinta Elisa Motterle, unica italiana ad aver conseguito la certificazione di etiquette trainer a Londra. Il bon ton infatti va al passo coi tempi e serve per prima cosa a rispettare se stessi e poi gli altri. Le regole riguardano non solo il galateo tradizionale, ma anche quello legato a internet e i social oggi più che mai fondamentale

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 03 febbraio con La Prealpina. 

Inoltre, vi parleremo di:

Da gustare – Italiani popolo di consumatori e produttori di sake. La nuova tendenza del bere conquista le tavole sostituendo il vino. Come berlo e abbinarlo.
Da vedere – Tra pubblico e privato ecco Claudio Bisio in «La mia vita raccontata male» sabato 5 e domenica 6 febbraio al Cinema Teatro Chiasso
Lifestyle – I protagonisti dello style maschile sono i baffi. Da quelli all’insù di Dalì a quelli di tendenza degli hipster. Quali portare e come curarli
Da ascoltare – “Devastante” è il titolo del nuovo album de Il pagante il trio milanese che vanta tra le colaborazioni Stash, la Cuccarini, J-Ax e Miss Keta

La visione del cardinale Branda Castiglioni

La visione del cardinale Branda Castiglioni

All’inizio degli anni Venti del Quattrocento, davanti al popolo in festa, il cardinale Branda Castiglioni (1350-1443) annunciava il progetto di ricostruire il borgo di Castiglione Olona. Abile diplomatico per la Santa Sede, che rappresentò in varie missioni nel centro e nel nord Europa, umanista colto e raffinato, riformatore in ambito ecclesiastico e mecenate, Castiglioni fu uno dei personaggi più illuminati e influenti del suo tempo. Nel 1418 accompagnò nel viaggio da Costanza a Milano papa Martino V che, il 16 ottobre dello stesso anno, consacrò l’altare maggiore del Duomo. Fu proprio il pontefice, il 7 gennaio 1422, a indirizzare al cardinale Castiglioni la bolla “Apostolicae sedis providentia” con la concessione di istituire la collegiata di Castiglione Olona.

Leggi tutto l’articolo QUI

#Oltre n°4/2022 | Il maestro Enzo e il senso doppio (e vero) della vita

#Oltre n°3/2022 | Lo si guarda perché Sanremo è Sanremo

Il Festival di Sanremo è la cosa più antica e giovane che conosca. Basta pensare ai Maneskin, ma non è tanto quello. Perché è ovvio che un bravo direttore artistico come Amadeus ora, o Claudio Baglioni prima, o Fabio Fazio ancora prima, sappia miscelare vecchio e nuovo, melodico e rap, cantanti, cantautori, coppie, gruppi e groupie. Perché Sanremo è Sanremo.

Ed è altrettanto naturale il fatto che noi lo amiamo perché ripensiamo alle prime serate che si poteva stare alzati fino a tardi, a dove eravamo quando abbiamo ascoltato per la prima volta Eros Ramazzotti con i suoi ragazzi nati ai bordi della periferia o Massimo Ranieri con il suo amore perduto o Riccardo Fogli con le sue storie di tutti i giorni o i (suoi) Pooh con gli uomini soli. Per non parlare di Super Pippo Festival Saremo Baudo, di quando comparve perfino Jovanotti, di quando Vasco Rossi arrivò ultimo pur andando al massimo, e via così a ritroso fino a Nilla, a Milva, alla primavera maledetta di Loretta.

I fiori, le donne bellissime, anzi le donne du du, gli uomini bellissimi, i super ospiti, le sorprese che non sorprendono perché in fondo lo sai che non è Sanremo senza una sorpresa e senza mille polemiche, e dai con la spallina di Patsy Kensit che cade e mostra in mondovisione la pelle di una candida gioventù alla scoperta del mondo, che poi sia una canzone o uno sguardo affascinante a condurla sempre di gioventù seduta sul divano a fianco ai genitori, ai nonni, agli amici si tratta. Perché Sanremo è da sempre revival e modernità diluite per ore e ore di dirette inframezzate da comici che come sempre o non fanno ridere per niente o fanno piegare dal ridere. Ecco il punto. Sanremo divide per unire o unisce dividendo, scegliamo ciò che ci piace di più. Un tempo divideva la giuria demoscopica (sorta di mito antropomorfo e pseudo-sociologico), oggi, complice il distanziamento sociale, divide i nostri account social in hashtag sempre più ironici, sempre più battutisti, sempre più alla ricerca del consenso o della simpatia. Chiusi alla fine nelle nostre camerette con quel tubo catodico contemporaneo sempre azzurrino anche se in 4K, cellulare alla mano commentiamo vigorosi gli acuti e i bassi, le battute e il gelo delle gaffe, il vestito di Caia e se c’è o no Tizio. Il lavacro purificatorio di un opinionismo a costo zero, dopo la settimana dell’opinionismo un po’ saccente, molto quirinalizio e a prezzo tosto, sarà – speriamo – ancora una volta davvero liberatorio. Sarà – speriamo – ancora una volta il rito nazional-popolare di una nazione che ama dividersi per poi dire che è sempre così bello abbracciarsi, mio odiatissimo trottolino amoroso, du du du da da da. Maddai, che idea!

Sul Passo del Cuvignone

Sul Passo del Cuvignone

Un’escursione sulle strade e i luoghi mitici dove Alfredo Binda si allenava negli anni Venti, per scoprire che in vetta al Passo c’è anche il panorama più bello e allo stesso tempo poco conosciuto del Varesotto.
Leggi tutto l’articolo QUI