#Oltre n°6/2022 | I giapponesi che hanno davvero capito tutto dei gatti

#Oltre n°6/2022 | I giapponesi che hanno davvero capito tutto dei gatti

Chi ha dei gatti, non uno però, almeno due e meglio ancora tre o di più (in colonia la gattità emerge in un’evidenza impermeabile al bamboleggiamento umano), almeno una volta è stato trafitto dalla consapevolezza che a loro non interessa che noi li celebriamo, soprattutto in loro assenza e in modi a loro non servono, tipo le feste, i libri, le cose a forma di gatto. Succede piuttosto il contrario, cioè che se entrate a contatto con un gatto comincia un processo di trasformazione che a un certo punto della relazione vi sfuggirà di mano, e diventerete il gatto del vostro gatto. Non va dimenticato infatti che mentre il cane è convinto di essere un umano che sbava, per i gatti noi siamo gatti meno svegli e inspiegabilmente grossi. Così arriviamo al fatto che oggi è la Giornata del gatto e a Milano e Roma ha preso il via la rassegna La città dei gatti, che durerà fino al 13 marzo. Se vi interessa il programma, andate su lacittadeigatti.it. A loro certamente no. Però c’è un popolo che, in tutta la sua stranezza, sembra aver capito qualcosa dei gatti, sono i giapponesi. Lo diciamo qui perché il marcatore di questo filo rosso sta nella letteratura del Sol Levante, popolata di felini che fanno quello che vogliono e per qualche motivo le loro azioni convergono a proteggere le nostre anime.

Ora, la tradizione giapponese brulica di minuscole divinità cui è affidata la custodia di qualcosa, quindi i gatti vi hanno trovato tane a non finire. Sono arrivati dalla Cina nel VI secolo dopo Cristo al seguito dei monaci buddisti, che li portarono con sé per tenere i topi lontani dai manoscritti, da questa migrazione è scaturita una quantità di storie e figure. Il primo gatto giapponese citato in un documento scritto, intorno all’anno Mille, è stato Myobu no Otodo, che significa “Prima dama da compagnia del palazzo”, era dell’imperatore Ichijo e aveva al suo servizio una corte di donne. I marinai ne tenevano in barca uno a tre colori perché aveva il potere di tenere legate alle onde e spingere in fondo le anime dei morti in mare. Si narra anche che quando Buddha morì, tutti gli animali lo piansero ma non il gatto, perché sapeva già che Buddha era immortale (secondo una seconda tradizione era perché non gli importava. Anche il gatto è divisivo). Oggi questa sensibilità è un eccellente prodotto da esportazione, e infatti gli scaffali italiani compaiono continuamente versioni italiane di best seller giapponesi. Ve ne citiamo un pugno: Lei e il suo gatto di Shinankai Makoto e Nakagawa Naruki quattro donne le ci vite vengono salvate dai gatti e La mia via con i gatti di Morishita Noriko, usciti entrambi in questi primi mesi dell’anno per Einaudi. E, a ritroso negli ultimi anni, Il gatto che voleva salvare i libri di Natsukawa Sosuke (Mondadori), Cronache di un gatto viaggiatore di Arikawa Hiro (Garzanti). Ce ne sono molti altri, ma non dimenticate i sei felini che agiscono in Kafka sulla spiaggia, di Murakami Haruki, e soprattutto procuratevi una delle innumerevoli edizioni di Io sono un gatto di Natsume Soseki. Era il 1905, e grazie al gatto senza nome protagonista del romanzo, osservatore zen della vita umana, la cultura giapponese ha messo la testa fuori dal medioevo. Ci ha messo 1300 anni, ma il gatto è un chirurgo che non ha mai fretta.

Oltre torna in edicola – Scheletri di dinosauri, denti di Megalodon, minerali e gusci di tartaruga

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Questo e molto altro andrà all’incanto per Cambi Aste. Curiosità e incredibili caratteristiche sono svelate da Iacopo Briano, direttore del dipartimento di Naturalia-Mirabilia della maison, che accompagna il lettore in questa magnifica Wunderkammer.

Nella foto: Raro esemplare di Cimolichthys sp. Fossile di Predatore del tardo Cretacico (Santoniano-Campaniano) Stima: 22.000 – 24.000 €

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 17 febbraio con La Prealpina. 

Inoltre, vi parleremo di:

Da Gustare – Avete mai provato il latte di patata? È l’ultimo arrivato nel panorama dei drink vegetali, si distingue per essere ancora più green rispetto alle alternative.
Da Fare – Un giro ad Azzio alla scoperta della  chiesa di Sant’Antonio e Sant’Eusebio dove è stata effettuata una scoperta pressoché unica nel nord Italia.
Da Provare – Riuscirà l’ultimate frisbee a spodestare il padel dalolimpo degli sport di moda? Vi spieghiamo di cosa si tratta e di tutte le alternative per giocare con il disco di plastica
Da Vedere – Maria Amelia Monti protagonista de “La parrucca”  a fianco di Roberto Turchetta si conferma una straordinaria interprete ginzburghiana in questo spettacolo in scena dal 17 al 20 febbraio al Teatro Carcano di Milano

Ashwagandha, l’integratore naturale usato dalle star

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Ansia e stress vi tormentano? Provate con l’ashwagandha l’integratore naturale usato dalla star come Jennifer Aniston e Gwyneth Paltrow noto anche come ginseng indiano. Si tratta di una pianta di cui si usa soprattutto la radice e che è in grado di dare la giusta energia per affrontare la vita

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#Oltre n°6/2022 | I giapponesi che hanno davvero capito tutto dei gatti

#Oltre n°5/2022 | Un’Albachiara per abolire le fasi e cercare il classico

l fatto che Vasco Rossi abbia 70 anni è una cosa che non sta né in cielo e né in terra perché resterà il ragazzo di Zocca, punto, la più grande rockstar italiana di sempre. Che poi Gianni Morandi, che di anni ne ha perfino qualcuno in più, canti e balli e corra sul palco di Sanremo, come un giovanotto in divisa mandato a comprare il latte dalla mamma o a inginocchiarsi da te, non stupisce più nessuno. Anche perché di fianco a lui c’è un Jovanotti che pare un trentenne, e non è più, o un’Iva che canta l’eros o un’Orietta che duetta con Fedez e Lauro. Tralasciamo i Rolling Stones perché preferiamo i Beatles, anzi David Bowie, ma non possiamo non citare Ornella Muti che a fianco ad Amadeus al Festival o a Celentano in Innamorato pazzo non ha lasciato sul volto alcuna ruga di distinzione per farci indovinare quanto tempo è passato. Si potrebbe pensare che sia sempre il solito tema: non vogliamo invecchiare. Ma forse non è più (solo) così.

L’idea ora è quella di abolire le fasi, anche se la vita e la storia sono fatte di fasi. Ci disturba il processo evolutivo perché lo consideriamo quasi sempre involutivo. Sappiamo che l’elaborazione di un lutto, la fine e l’inizio di un amore o di un rapporto e la vita di una persona vivono di fasi, ma preferiamo fissare il presente in una fotografia, sempre la stessa, sul nostro profilo nei social network, un’immagine, a lungo la stessa, che ci ritrae in un momento e resta quella, anche se noi evolviamo, invecchiamo, tagliamo o perdiamo i capelli. Il problema profondo è che dell’evoluzione, dei cambi di fase, che pure sappiamo esistere, ci disturba l’impossibilità di controllarne i rapporti di causa ed effetto. Non sappiamo se nella fase successiva alla presente saremo o no felici, avremo o no successo, piaceremo o no al mondo e a noi stessi. E questo è l’aspetto critico del nostro inconfessabile ma ostentato desiderio di abolire o di disconoscere le fasi dell’esistenza.

Per gli artisti, però, ma non soltanto per loro, c’è anche un’idea positiva al fondo del desiderio di abolire le fasi, c’è la ricerca dell’assoluto, di qualcosa che ci sia per sempre e immutabile, e per chi crede la risposta è chiara. Per chi non crede la risposta è nella ricerca del classico, declinazione laica e culturale dell’assoluto. Il Partenone è per sempre, anche se non era così com’è ora. Albachiara è per sempre, anche se è del 1979. I Promessi sposi sono per sempre, anche se si lasciano. Gianni Morandi corre per sempre, anche se è un signore di una certa età. Se il cambio di fase disconosciuto e/o negato non produce stonature o ridicolo, ma anzi sentimenti e sensazioni positive, sei diventato un classico. Altrimenti no.

Non vale soltanto per l’arte. Sei persona per sempre, anche se la tua vita è fatta a fasi. E padre. E madre. E perbene. Insomma il bene è un classico, il resto no. Per fortuna.

Oltre torna in edicola – San Valentino, tornano di moda le affinità elettive

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Si dice addio ai rapporti mordi e fuggi per abbracciare il romanticismo offerto dallo slow dating un nuovo modo di conoscere l’anima gemella prestando attenzione alle passioni e all’unicità l’uno dell’altro

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 10 febbraio con La Prealpina. 

Inoltre, vi parleremo di:

Da conoscere – La storia della fornace Curti inizia a Milano nel lontano 1400. Dai suoi forni uscirono le prime formelle e mattoni per l’Ospedale Ca’ Granda.
Da gustare – Uno dei food trend del 2022 è la Robusta miscela di caffè tipica del Vietnam. Andiamo così alla scoperta dei tipi di caffè prodotti in questo Paese.
Da fare – Sognate di tornare indietro nel tempo fino all’epoca dei dinosauri? Il Sentiero dei fossili è la passeggiata che fa per voi, basta solo camminare.
Da vedere – A Milano i bambini insieme al topo giornalista Geronimo Stilton viaggiano attraverso la storia grazier a un’esperienza interattiva e immersiva