La Fabbrica del Duomo di Milano

La Fabbrica del Duomo di Milano

L’imperdibile intervista a Nicola Gagliardi, scultore e restauratore della Fabbrica del Duomo di Milano nativo di San Vittore Olona. Tutti i segreti della sua arte, tra passione di famiglia e successo personale.

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RUBRICA ARTE E MOSTRE

#Oltre n°39 | Il trattamento dei pazienti

#Oltre n°39 | Il trattamento dei pazienti

Tranquilli, qui non si parla di malattie, di questioni cliniche o di scienze esatte! Solo una chiacchierata leggera, un pensiero empirico, una cosetta popolana. Il titolo poi dice testualmente quel che viene offerto, sono consigli alla buona, non c’è trucco e non c’è inganno. Qui si discute di come vengono trattate generalmente le persone dotate di quella stupenda qualità che è la pazienza. Una dote di cui abusano sia gli impazienti sia molti di coloro che quotidianamente cataloghiamo come detentori di un qualsivoglia potere. Diciamolo, il nostro è un popolo strano, indisciplinato, pasticcione e a suo modo anarchico, ma è sostanzialmente paziente. In alcuni casi al limite della connivenza con chi questa dote, cinicamente e sistematicamente, la sfrutta.  Bella dote sì, la pazienza, e però il manuale per il trattamento delle persone che ne sono fornite, qualora ne venisse in futuro stampato uno, dovrebbe consigliare, già dal primo capitolo, di non tirare troppo la corda. Insomma di non abusare di chi esercita quotidianamente tolleranza e sopportazione rispetto a quel che gli accade intorno. Il manuale dovrebbe davvero ricordare a chi esercita il potere di non ritenere che si possa costantemente profittare di chi sa accettare con animo calmo dolori, sofferenze, difficoltà e avversità. E poi che non si deve avanzare sulla vita dei tolleranti come se si marciasse con uno schiacciasassi, aggiungendo ogni giorno un nuovo carico su spalle già gravate. La storia è ricca di pazienze che sembravano infinite e che poi, improvvisamente, lasciano spazio ad altro. Con grande sorpresa e scorno di chi si trova di fronte ad uno scenario inatteso. Solo la condivisione, questo potrebbe suggerire il manualetto, permette di continuare ad usufruire della disponibilità dei pazienti. Ma non è detto che ciò basti all’infinito. I governanti e coloro che guidano gli altri dovrebbero sempre ricordare che una dote come questa andrebbe coltivata e nutrita, sostenuta e protetta e non scambiata per indole servile o debolezza congenita. Certo fa parte della natura umana cercare di valicare i confini, un passo dopo l’altro, ma è un errore ritenere che le avanzate, le conquiste, le imposizioni progressive portino al dominio definitivo. Avviene di rado e mai per tempi lunghi. Un buono stratega dovrebbe tenerne conto, se non per intelligente umanità quantomeno per oculato calcolo. Frustare i cavalli per arrivare alla meta, qualunque essa sia, non è un buon metodo. Si rischia di rimanere col sedere per terra. E questo vale per la gestione della quotidianità come per quella di grandi sconvolgimenti o cambiamenti epocali. Un politico, un amministratore di qualsiasi livello, una persona di comando che sia un minimo intelligente sa, o è bene che lo apprenda in fretta, che le persone in grado di controllare la propria emotività e di proseguire comunque nell’azione sono una ricchezza e non vanno penalizzate. Scambiare un popolo, o una qualsivoglia comunità, per un gregge da tosare è una sciocchezza tremenda. E alla fine costa sempre cara.

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Calendari e almanacchi

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#Oltre n°39 | Il trattamento dei pazienti

#Oltre n°38 | Prontuario per le notti difficili

Specialmente adesso che, a causa del coprifuoco, le notti sono molto più silenziose non è raro avvertire, svegliandosi di soprassalto, quei misteriosi e sinistri scricchiolii che tutte le case hanno e che il buio inevitabilmente amplifica. Ma capita anche di restare inchiodati ad ascoltare il battito ritmato del proprio cuore, che rimbomba nelle orecchie come una eco lontana. Ed è in momenti come questi che tornano utili alcuni piccoli accorgimenti. Perché i pensieri che galoppano nella notte, proprio come fanno i cavalli scossi, percorrono traiettorie imprevedibili. Che portano chissà dove. Allora è bene intrappolarli, questi pensieri che hanno disarcionato i sogni, ingabbiandoli in riflessioni che impegnino la mente quel tanto che basta per tranquillizzarla. Tra le azioni possibili c’è quella di ripensare a qualcuna delle tante frasi celebri o alla miriade di aforismi che ci assillano quotidianamente. Comparendo con la loro perentoria verità, decontestualizzata ma conclamata, in due righe fluttuanti nella messaggistica dei cellulari, nella pubblicità di ogni tipo e in mille altre forme. Compresa la dialettica politica. Una volta queste frasi le si trovavano al più negli incarti dei cioccolatini, nei repertori per cultori del genere e in certi libretti strenna da comodino. Profittiamo del loro dilagare per fare un semplice esercizio. Scomponiamole e rimontiamole nella nostra mente, sostituendo magari un concetto negativo col positivo e viceversa. Fino al paradosso. Cito un caso: di recente ho letto questa affermazione di un filosofo svizzero, Henri Frédéric Amiel, vissuto due secoli fa: “Il destino ha due modi per distruggerci, negare i nostri desideri o realizzarli”. Perfetta per il nostro esperimento. Guardatela da tutte le prospettive possibili, girateci intorno come si fa con una statua. Poi ribaltatela, ad esempio così: il destino ha due modi per farci felici, negare i nostri desideri o realizzarli. Così sembra solo un giochino. Un passatempo, che però allontana la mente da certe pericolose frequentazioni: i pensieri tristi, oscuri, angoscianti. Ma è soprattutto il metodo che dovremmo applicare, alla luce del sole, per ragionare su tutto quello che ascoltiamo o che leggiamo. Dobbiamo imparare a smontare e rimontare, ad approfondire e a mettere in discussione ogni cosa. A partire dai discorsi, dagli slogan: e questo è l’esercizio critico più importante per non rimanere incastrati nel roboante vuoto di certa politica spettacolo o di certi spettacoli che scimmiottano la politica. Stiamo attraversando una lunga notte. Fatta di paure, incertezze, disillusioni, dolori, sfiducia e tanta stanchezza. Non è infinita, ma per arrivare all’alba è necessario non cadere nel tranello dei pensieri cupi e deprimenti o nell’oscuro gorgo della ripetitività. Smontiamo e rimontiamo, proprio come fa un bravo meccanico quando un motore stenta a carburare o non gira bene. Con pazienza. Fin quando, trovato l’inghippo, il veicolo può ripartire. E portarci dove vogliamo arrivare.

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Il signore degli orologi

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L’importanza dello scorrere del tempo. Vi raccontiamo la curiosa storia del monzese Alessio Castiglioni e della sua famiglia che da decenni custodisce la preziosa storia dell’orologeria e se ne prende cura con passione.

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