Alicè | La più famosa street artist è italiana!
Alice Pasquini, (Roma 1980) in arte Alicè è un’artista contemporanea le cui opere sono esposte sulle superfici urbane, nelle gallerie e nei musei di centinaia di città in tutto il mondo.
Giovedì 4 febbraio l’intevista all’artista in edicola con La Prealpina.
#Oltre n°3/2021 | Cambiamenti? Si ricomincia così!
Sei stanco dell’andazzo delle cose? Ti annoia a morte quello che accade intorno a te? Non vedi una via d’uscita? Cambia! L’appello è rivolto ai politici che hanno nelle mani il nostro futuro comune ma anche a tutti noi cittadini che stiamo lì a guardare. Magari lamentandoci e sbuffando, i più. Ma anche ripetendo a vanvera le vuote frasi che troppi professionisti della politica sfornano a raffica. Dici che sono finite le ideologie? Si, forse. Intanto spopola quella nuova “fai da te”. Ne sono pieni i social dei politici e dei loro emuli e sostenitori. Un bel mandarsi al diavolo e infilarsi le dita negli occhi in beata continuità. Sfogatoio a buon mercato per mitomani, instabili, carognette, inviperiti e perdenti vari. Palcoscenico da avanspettacolo per chi si ritiene maestro di vita, genio incompreso, sublime pensatore maltrattato dalla vita. La ricetta è semplice: si prende una materia di cui si ignorano perfino le basi (politica compresa), ci si documenta superficialmente e a casaccio, si copia e incolla, si aggiunge un pizzico di furbizia “non sono il tipo a cui la si fa” e lo si condisce con una bella grattata di sana arroganza e sicumera. Il piatto è pronto! Lo cucinano e lo mangiano troppi eletti e troppi elettori. Io ho rispetto per quelli che ancora trovano interessanti e degni di analisi e commento i contorcimenti della nostra politica, ma anche di quella oltreconfine, e i finti cambiamenti. Però non provo il loro entusiasmo. Che credo sia finto o da disperazione. Perché siamo di fronte a falsi movimenti. Non c’è né una meta né una strategia dietro gli annunci. Non c’è il pensiero. Ecco: il cambiamento è necessario, sempre nella vita. Ma se adesso ci voltiamo indietro ci accorgiamo che il tempo ci è scappato via senza lasciare pressoché nulla di buono. E se è vero che non possiamo determinare il corso del tempo potremmo almeno imparare di nuovo a viverlo e a riempirlo. Non dobbiamo cadere nella trappola di chi invoca il cambiamento ma non lo mette in pratica. Di chi ritiene di poter fossilizzare tutto, di cristallizzare quel che gli conviene. La rivoluzione deve cominciare dal nostro pianerottolo. Deve uscire da quelle stanze in cui ci sentiamo rinchiusi ma al sicuro. Non è così. Non ci serve sfogarci a chiacchiere o pensare di capovolgere il mondo con un tweet o una battutaccia. La metamorfosi richiede impegno, costanza e tempo. Disciplina personale e sacrifici. Coraggio e testimonianza. Il consenso si costruisce e si concede giorno dopo giorno, non con una studiata campagna buona per un detersivo. A noi cittadini spetta il compito, non facile, di smetterla di invocare serietà e onestà e non praticarle in proprio. Di fare la fatica di scegliere. Di avere memoria dei fatti e di non farci distrarre o comperare dai suonatori di piffero. E soprattutto di non partecipare alla stupida lotteria del “mi piace”. Cambiare è una sommatoria di mutazioni, necessarie a diventare finalmente un popolo conscio dei propri valori condivisi e dei propri doveri e diritti.
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Fulvio Marino, esperto e famosissimo panificatore
Andare a caccia della farina migliore è come andare per cantine.
Parola di Fulvio Marino, il mugnaio delle Langhe e spalla televisiva di Antonella Clerici, che reinterpreta la tradizione con uno sguardo al futuro.
Giovedì 28 in edicola con La Prealpina
#Oltre n°2/2021 | Due minuti di felicità
Certo, forse sarebbe più saggio parlare di grandi temi, di tante cose serie, dei mille problemi quotidiani. Cosa che peraltro viene fatta tutti i giorni a tutte le ore da tutti i mezzi di comunicazione, quelli tradizionali e quelli più moderni. Forse persino troppo, e con che risultato non saprei. Così non è certo un grosso danno se qui ci occupiamo di pensieri leggeri, di cose all’apparenza superficiali ma che sono in realtà essenziali. Per esempio potremmo ragionare dell’eroe del giorno. Chi può essere? No, il vostro sguardo non si fissi di botto sui tanti, benemeriti e benedetti, che fanno il loro dovere e anche di più per cavarci dai guai e perché una società zoppicante resti comunque in piedi. O su quelli che, tra indifferenza e ostacoli, si battono onestamente e seriamente per superare i drammi che stiamo vivendo o per lenire i dolori e cercare soluzioni, nonostante tutto. L’eroe a cui penso è quello che ti dona due minuti di felicità. Che sarebbe poi null’altro che la dose quotidiana, minima e indispensabile, per tirare sera senza che il peso sul cuore diventi intollerabile. Eccolo il protagonista da acclamare: quello che ti strappa un sorriso o che anche, semplicemente, ti sorride. Mascherina permettendo, magari con gli occhi. Quello che ti distrae, non con mezzi subdoli o fanfaluche, ma con una sorprendente e gratuita gentilezza, un gesto inatteso, una parola consolante. O perfino con una buffonata di quelle vere e autentiche, da piegarsi in due per le risate. Non certo le ormai noiose e ripetitive scenette da social, spesso piene di amarezza, sarcasmo e veleni. Già perché prima c’erano le barzellette, e però bisognava saperle raccontare, chiedevano un minimo di perizia e di stile (anche se ho memoria di pessimi raccontatori che, proprio per la manifesta incapacità e la goffaggine, strappavano più risate di quelli bravi). Adesso si schiaccia un pulsantino e si diffonde la battutina o la vignetta urbi et orbi. Vabbè. Torniamo all’eroe della quotidianità. Non è legato ad ideologie o a bandiere, non è spinto da brama di gloria o da spirito di sacrificio. Non ambisce a medaglie e non sogna di passare alla storia. Semplicemente vive. E per vivere, e aiutare a vivere, bisogna ridere e sorridere. Se qualcuno dice che se ne può fare a meno sbaglia. Perché perfino se si è misantropi assoluti, e si vive sperduti in un deserto, si può sempre ridere. Magari di se stessi e dei propri errori, debolezze e fallimenti. Che è un gran bell’esercizio, salutare. Per caratteri forti, per gente tosta che sa stare al complicato gioco del mondo. Chi dona due minuti di felicità, o almeno di serenità, aiuta l’universo a cercare un equilibrio. Che si può raggiungere solo se il numero dei sorrisi supera quello dei ghigni. Se intorno a noi non vediamo solo nemici, ombre e tranelli. Se la spensieratezza, che in giuste dosi è un tonico eccezionale per il cervello e per il morale, riesce a far compagnia all’impegno e alla serietà. Almeno per qualche istante nelle nostre giornate.
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