#Oltre n°6/2021 | Chiedi aiuto alla modista

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Merletti, tulle, sete, garze, tele batista, rasi, nastri, fiori artificiali e pure l’organzino. Nelle sapienti mani delle modiste la materia si trasforma e tutto cambia aspetto: ora i cappelli, un tempo anche i vestiti, da signora e non. Ammodernare, cambiare radicalmente dando nuova vita, recuperare al meglio. Il miracolo dell’artigiana si compiva grazie ad una aggiunta, a un rimodellamento, a un taglio o un accorciamento. Che mestiere delizioso e dimenticato. Eppure della modista avremmo un gran bisogno oggi. Per ridare forma e sostanza a quello che è rimasto per troppo tempo negli armadi del pensiero o del cuore. Abbiamo sposato filosofie di vita, stili di comportamento, che hanno mostrato tutti i loro limiti, invecchiandoci addosso. Magari non tutto è da buttare ed ecco che servirebbe il soccorso di una mano capace di levare l’eccessivo e lo sbagliato, sostituendolo col nuovo da indossare, come fosse una cappa o un bel cappello da sfoggiare. Rimodellare: ecco l’imperativo, l’idea portante. Non gettare e neppure annunciare un nuovo privo di basi e di radici, poggiato sul nulla o sulla chiacchiera. Recuperare, il buono, ma piuttosto che nulla anche il passabile, e dargli, con sapiente ritocco e adattamento, una occasione di essere utilizzato e sfoggiato. Spesso cadiamo nell’errore della ripartenza. Il concetto di per se è valido. Ma ripartire portandosi addosso vesti logore o stracci, fardelli, problemi non risolti ed errori è come restar fermi. Anzi peggio. Ecco perché la sartina sarebbe un toccasana. E ce ne vorrebbero molte per ricucire, risistemare, adattare e persino trasfigurare. Prendiamo il caso dei nostri giorni in altalena, tra sconforto e speranza, tra cupezze dolorose e euforie da scampati. Quanto ci servirebbe, per trovare la giusta misura e l’abito mentale adatto, avere la fantasia, l’estro, l’intuizione e la manualità della modista. Riplasmare il nostro modo di affrontare la quotidianità, singolarmente, e partecipare nel contempo ad un comune sforzo per trovare un nuovo modo di stare insieme e di darci un governo sono le sfide che questa vita ci sta ponendo. Roba non da poco. E la più ardua delle imprese è proprio quella di comprendere che cosa buttare e che cosa salvare, di quel che abbiamo fatto o in cui abbiamo creduto, che cosa fare di meno e che cosa fare di più. Abbiamo un guardaroba, ognuno lo ha, piccolo o grande. Ma dobbiamo fare una cernita, scegliere, rinunciare o ricucire, perché cambiare si deve. Diventare modisti noi stessi, certo non è un giochino, non si improvvisa. Però quell’arte antica è forse l’unico rimedio a portata di mano, l’unica sapienza cui aggrapparsi. Recuperare, riparare, ridisegnare e ripartire. Con serena determinazione e fantasia, senza proclami e senza inutili sprechi di energia. Con la pazienza dei forti e la modestia dei capaci. I grandi passi avanti, certo, si fanno con i creatori, con chi sa immaginare e poi realizzare. Nel frattempo, per uscire dal malessere, affidarci alla perizia delle modiste può essere un’ottima idea.

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#Oltre n°5/2021 | L’equilibrista,l’uomo tragico e quello morale

“La prima legge del mondo è l’equilibrio. Nelle cose fisiche, morali e spirituali ogni disagio è frutto di un equilibrio perduto”. Con mirabile capacità di sintesi uno scrittore e poeta austriaco, più di un secolo fa, metteva nero su bianco questa acuta osservazione. Che, provenendo da una società e da una cultura raffinatissime e tragicamente affacciate sulla propria imminente fine, suona sia come premonizione sia come monito. Dunque, prendendo per buono il concetto, possiamo far correre il pensiero fino al nostro complicato oggi, cercando di trarne qualche utile indicazione sul da farsi. Nel corso degli anni abbiamo avuto modo di imbatterci in molti equilibristi, nel mondo della politica e non solo. Funamboli capaci di stare a galla comunque, magari anche dotati di qualità, ma francamente utili solo a loro stessi. Perché non è di gente capace di destreggiarsi o di stare sul filo che abbiamo bisogno. Se continuiamo a saccheggiare il pensiero dell’ottimo Richard von Schaukal, troviamo una ulteriore osservazione che fa al caso nostro, ovvero il ritratto dell’uomo tragico, cioè “colui che sente sopravvenire lo squilibrio e invano cerca di combatterlo”. Anche di questa tipologia abbiamo fatto la conoscenza, studiando la storia e vivendo. Persone coraggiose, acute, capaci di intuire i problemi prima degli altri. Ma impossibilitate, per una infinita serie di ragioni, ad intervenire. Figure importanti, cui si guarda con ammirazione per i loro sforzi, anche se destinati al fallimento. A dire il vero questa categoria, negli ultimi decenni, non ha avuto un gran numero di rappresentanti. Gli equilibristi li hanno davvero surclassati, per numeri e risultati. E noi, intesi come insieme dei cittadini, di questa situazione portiamo le conseguenze. L’equilibrio non c’è e le conseguenze sono sotto gli occhi. Dunque quale tipo di persona farebbe al caso nostro? La risposta è semplicissima: le persone morali. Considerando che “morale è ogni sforzo di ripristinare lo stato originario”.
Cioè l’equilibrio di cui siamo orfani. E che dobbiamo in ogni modo cercare e recuperare. Certo esistono periodi in cui è lo squilibrio a farla da padrone, delle intermittenze nel cammino umano. In questa epoca che possiamo definire di mancanza di bilanciamento in tutti i campi, una situazione che sconquassa il nostro sentire e altera la nostra capacità di interpretare i fatti e progettare il futuro, in cui siamo privi della necessaria serenità che è la base per costruire l’avvenire, servono assolutamente soggetti capaci di lottare per ritrovare ciò che abbiamo smarrito. Non siamo al circo, non si deve camminare sul filo del rasoio o compiere straordinarie evoluzioni. La faccenda è più complessa. L’essenziale è ricostruire una serie di regole e di comportamenti morali. Una impresa al limite dell’eroismo. Ma non di quello tragico e perdente. Bensì di quello sereno, basato sulla costanza della fatica quotidiana, sulla fantasia entusiastica e creatrice e sull’indomabile volontà.

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