Le dolci palline mortali

Le dolci palline mortali

C’è voglia di Giappone a tavola. La tendenza gastronomica del Sol Levante impazza e non si limita al salato con i classici sushi e sashimi. L’Italia sta scoprendo il lato dolce del Giappone complice l’apertura di diverse pasticcerie in tutto il Belpaese, tanto che la tradizione dolciaria giapponese è annoverata come uno dei nuovi trend di questo periodo. Bene, ma da cosa iniziare per esplorare questo goloso universo? Sicuramente dai mochi le palline colorate più amate e buone da morire… nel vero senso della parola. I bellissimi e colorati mochi infatti mietono molte vittime ogni anno, non per gli ingredienti con cui sono realizzate bensì per la loro consistenza gommosa e appiccicosa che risulta difficile da masticare in modo particolare ad anziani e bambini. Continua a leggere l’articolo nel numero di OLTRE, di questa settimana, QUI

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Il fascino del Grand Tour alla Stendhal

Il fascino del Grand Tour alla Stendhal

Il mare è ormai un lontano ricordo e, per chi non scia, le prime nevicate hanno reso la montagna decisamente troppo aspra? Nessun problema: la provincia di Varese è ricca di luoghi da scoprire anche in una singola giornata, senza andare chissà dove. In tal senso, come ben sanno i turisti più esperti, prima di un viaggio è bene studiare la propria meta e, di più, magari portare con sé una guida, senza dover ricercare affannosamente sul posto qualche informazione qua e là sul telefonino. In tal senso, a rispondere perfettamente a questa esigenza, è stata recentemente pubblicata la Guida d’arte del territorio di Varese realizzata dall’International research center for local histories and cultural diversities dell’Università dell’Insubria per Nomos edizioni.

Si tratta di un volume di 417 pagine ma ugualmente molto agile di facile consultazione, in cui, oltre all’approfondita introduzione storico-artistica e alle varie informazioni pratiche, si propongono suggerimenti per diversi itinerari e un’accurata descrizione dei singoli Comuni e dei luoghi più noti. La Guida comprende tutti i 138 Comuni della provincia di Varese, suddivisi in dodici itinerari suggeriti per area geografica, ciascuno dei quali preceduto da una cartina realizzata ad hoc per facilitarne la percorrenza. All’interno degli itinerari, ogni singolo Comune, in ordine alfabetico, ha una propria scheda esplicativa, che presenta i principali luoghi di interesse. Sono inoltre presenti alcune “Informazioni utili” che indicano indirizzi, orari e recapiti. A causa della recente emergenza pandemica, alcuni di essi potrebbero essere cambiati: si consiglia perciò al lettore di verificare sempre che siano ancora attuali nel momento in cui si decide di visitare il luogo. Grande attenzione è inoltre dedicata al racconto di chiese, monumenti, musei, e particolarità nascoste o ancora poco conosciute, per un’esplorazione davvero inedita del territorio. Le numerose fotografie a colori, le cartine-itinerario realizzate ad hoc e l’indice dei nomi di persona e di luogo, fanno della guida uno strumento molto utile per pianificare brevi escursioni, così come veri e propri viaggi nella “bella dozzina” di zone proposte: Varese e Sacro Monte, Saronnese, Busto Arsizio e Castellanza, Gallaratese, da Buguggiate a Somma Lombardo, Lago Maggiore, Laghi minori, Seprio, Valle Olona, Valganna e Valceresio, Val Marchirolo e Valcuvia, Luino e valli settentrionali.

«In questo contesto – spiega nella prefazione Renzo Dionigi, presidente dell’International research center for local histories and cultural diversities – anche l’università dell’Insubria intende favorire nel territorio l’affermarsi di un turismo più moderno e qualificato, anche se per certi aspetti, come giustificano la grande diversità dei siti, la loro vicinanza a un capoluogo di formidabile attrazione come Milano, e la loro tutela non sempre ottimale, comprensibilmente ancora in cerca di una precisa identità. Questa guida intende proporre una visita dei luoghi che, con la comprensione del presente, permetta o almeno agevoli anche la ricostruzione del passato». Lo si è fatto anche pensando a certi “turisti” di un tempo: i viaggiatori del Grand Tour che percorrevano l’Italia per perfezionare il loro sapere imparando a conoscere la cultura, l’arte e le antichità del nostro Paese. «Quel che ci auguriamo – aggiunge Gianmarco Gaspari, il direttore del centro di ricerca – è di restituire al lettore almeno una minima parte dell’entusiasmo che nell’ottobre del 1811, mettendo a fuoco la sua esperienza di connaisseur di prima grandezza dell’Italia del Grand Tour, Stendhal manifestava per questi luoghi, che collocava tra i primi delle mete d’obbligo del viaggio in Italia, per quanto negletti nella fredda bibliografia dei viaggiatori precedenti». E se lo sosteneva anche Stendhal, non resta che prendere e partire. Il viaggio sarà breve, perché la bellezza, infatti, è dietro casa nostra.

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#Oltre n°39/2021 | Nostalgia,quella voglia di revival che diventa fisica

#Oltre n°39/2021 | Nostalgia,quella voglia di revival che diventa fisica

L’idea del reflusso, anche se la parola è davvero brutta – meglio revival, riscoperta, ricordo -, mi ha sempre affascinato molto perché mi piace pensare che siamo un po’ tutti anche nostalgici, non soltanto protesi verso il futuro o allettati dalle comodità tecnologiche del presente. Ricordo, per esempio, un giorno alla stazione Termini, prima dell’ennesimo viaggio di ritorno a Milano, prima di guardare l’ennesima puntata dell’ennesima serie televisiva in streaming per non ascoltare le telefonate di lavoro del vicino di scompartimento agente di commercio. Mi pare in quel periodo fosse. Passo vicino all’edicola. I giornali li avevo, qualcuno di carta, qualcuno nel tablet. Un libro pure, perfino e-book. Mi cade l’occhio su Diabolik, il fumetto dal formato tascabile perfetto e dalla durata precisa di un viaggio in treno. Lo compro. Lo leggo. Addio, almeno per un po’ allo smartphone. Addio, almeno per un viaggio al tablet. I viaggi “diabolici” divennero due, poi tre, poi sempre. Si creò una rassicurante consuetudine: edicola, Diabolik, mezzo viaggio, poi magari una puntata o un libro. Di carta? Non sempre, dopo un po’ di e-reader, quando appunto ero oggetto e dunque soggetto del reflusso dei desideri, del ritorno.
Lo stesso meccanismo – credo – è stato alla base di trasmissioni di successo di Fabio Fazio in particolare, come Anima mia, e della televisione in generale. Abbiamo tutti, prima o poi, voglia di un revival. È un po’ come rivedere la prima fidanzata o il primo fidanzato del liceo in una vecchia fotografia saltata fuori per caso oppure al supermercato per un gioco del destino, come in film di Gabriele Muccino. È tornare ai piccoli piaceri dei nostri mondi interiori antichi. Più fisici e meno virtuali.
Per fare un altro esempio, a un certo punto, proprio quando tutta la musica era diventata digitale, freddamente pulitissima, ecco ricomparire il giradischi. Certo, più moderno, più, ma comunque sia gli appassionati ricominciano ad acquistare i 33 giri, a voler sentire della musica anche il lieve fruscìo della polvere nei solchi, come il croccare della carta di un libro o di un quotidiano. E dunque i giornali assomigliano ai 33 giri? Ma no, niente polvere, anzi. Intanto pare che stia calando la presenza degli italiani sul web, dopo i mesi del lockdown e degli zoom e del tutto digital, tv e social media. Ora tutti a chiedere il libro che si vende con il giornale all’edicolante. Tutti a riscoprire gli allegati dei giornali. Tutti di nuovo al cinema, al teatro, in piazza, allo stadio, perfino presto a sciare. Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più, come Giorgio Gaber ne La nave.

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Vi racconto la mia vita con Diabolik

Vi racconto la mia vita con Diabolik

Dalla raccolta del testimone delle “madri”, le sorelle Angela e Luciana Giussani, all’idea di fargli guidare una Jaguar E-Type. Ecco Diabolik visto da Mario Gomboli, fumettista, sceneggiatore, scrittore, grafico, pubblicitario, accademico, amministratore della Astorina e soprattutto tra i soggettisti da oltre cinquant’anni del fumetto pù amato. (nella foto Diabolik ©Astorina srl)

Scopri di più nel numero 39/2021 di Oltre in edicola giovedì 11 con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

  • La sagra dei pizzocheri Da venerdì a domenica in Contrada San Domenico in via Nino Bixio 6 a Legnano la festa dedicata al piatto tradizionale della Valtellina. Venerdì e sabato ore 19-24, domenica ore 12-15 e 19-24. Prenotazione consigliata al 349.5382384.
  • Visita coi ciceroni Il Gruppo Volontario Ciceroni propone per domenica 14 una visita al Santuario della Madonna delle Grazie la cui costruzione si dice sia legata a un miracolo occorso a due ragazzi sordomuti a cui è apparsa la Madonna in una cappellina dove si riparavano durante un temporale. Le visite si tengono dalle 10 alle 12 in concomitanza con il mercato contadino di Slow Food. Prenotazioni gradite sulla pagina Facebook o a Gruppociceroni.legnano@gmail.com.
  • Da conoscere Lorenza Scalisi gallaratese d’adozione è l’autrice de «Tutti i piatti del Presidente» un viaggio emozionante nelle cucine del Quirinale tra aneddoti  e racconti
  • Da vedere Leonardo Manera e Alessandro Milan raccontano in «Oh mia bela Madunina» Milano tra ospiti, musica e cabaret in tre sere al teatro Manzoni
  • Da gustare Conoscere il Giappone attraverso i suoi dolci. Tra i più famosi ci sono i mochi, deliziose palline colorate che però nascondono un serio pericolo
  • Hi tech La tecnologia aiuta a dormire bene favorendo il riposo. Come? Attraverso letti smart, pigiama e cuscini tech e dispositivi che controllano il riposo  (nella foto letto Hi-Am)
Sandro Marenco | il prof social che fa lezione ai ragazzi su Tik Tok

Sandro Marenco | il prof social che fa lezione ai ragazzi su Tik Tok

Essere un professore “social” è «un casino, se si può dire questa parola. Nel senso che all’attività del prof normale, con lezioni, riunioni, correzioni di compiti, si aggiunge una classe che si allarga. E quindi si allargano a dismisura gli impegni, perché io sono così sempre, non fingo di essere altro sui social. E come ho a cuore le situazioni che trovo a scuola, così le prendo a cuore allo stesso modo quelle che mi vengono a raccontare sui social».
Sandro Marenco è il prof più seguito su Tik Tok, dove ha superato i 320mila follower. Ed è anche uno speaker radiofonico e un content creator, ha lavorato per una multinazionale dell’elettronica come marketing manager e, dopo anni in giro per il mondo, ha iniziato a creare per se stesso. Insegna Inglese in un liceo scientifico di Alessandria e dal marzo dell’anno scorso è diventato, grazie a Tik Tok e Instagram, un punto di riferimento per un’intera generazione. O anche due: genitori e figli.

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