A Brescia – Badiucao – il Banksy cinese

A Brescia – Badiucao – il Banksy cinese

L’immagine forte della mostra, quella che appare sui poster e che pubblicizza La Cina non è vicina. Badiucao – opere di un artista dissidente, è, in questo caso, anche la metaforica porta d’ingresso all’esposizione, effonde il suo senso su tutte le opere esposte e Carrie Lam, questo è il suo titolo, è un dissacrante ritratto del presidente cinese Xi Jinping presentato in abiti da rispettabile e attempata signora con girocollo di perle e vistosi orecchini. Badiucao (Shanghai, 1986; vive in Australia) ha espressamente scelto quest’opera per legare la mostra bresciana (Museo di Santa Giulia fino al 13 febbraio) a Gongle, la sua mostra del 2018 ad Hong Kong cancellata per le pressioni del governo cinese. Anche nel caso bresciano l’ambasciata cinese aveva espresso all’Amministrazione comunale il rammarico della Repubblica Popolare per un’esposizione in cui si diffondono – sosteneva – bugie anti-cinesi e false informazioni. La mostra si è comunque aperta. Giustamente. È Carrie Lam, dunque, che ci introduce nella prima sezione in cui le opere sono accomunate dal carattere personale e privato. In un ambiente oscuro dominato da un tono rosso cupo, sono visibili, tra le altre, le maschere che hanno celato per anni l’identità dell’artista in pubblico; un letto composto da matite (l’artista è un disegnatore e vignettista) e un ritratto di Ai Weiwei, il più celebre artista dissidente cinese contesissimo in occidente, che Badiucao considera un maestro.

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#Oltre n°42/2021 | La rete porta la nostra vita nel futuro della conoscenza

#Oltre n°42/2021 | La rete porta la nostra vita nel futuro della conoscenza

L’idea che la rete ci porti sempre più nel futuro è talmente ovvia che ormai usiamo il web come respiriamo. L’aria c’è, la rete c’è. Salvo cataclismi. Però intanto alle nostre vite, alle nostre biografie, perfino alle nostre personalità succedono cose, accadono effetti di cause poco colte, poco percepite. Siamo infatti letteralmente portati, accompagnati nel futuro, nel nuovo, oltre quello che siamo, da nodi e legami tra nodi che costituiscono la rete. Per esempio la musica. Ho iniziato ad ascoltare David Bowie perché Marco, camminando sulla spiaggia, mi disse: «Ascolta questa cassetta». Ho scoperto e amato subito il jazz perché vidi la sterminata collezione di dischi di Max e Miles Davis fu il primo. Ho saputo che cos’è l’Indie perché Francesca me ne ha parlato quando ai concerti dei The Giornalisti eravamo un centinaio. E altri esempi, passando dalle cassette ai dischi ai cd agli mp3 alla app prescelta. Poi ho inserito questi miei gusti come risposte a domande sulle mie preferenze che mi ha posto la mia app, appunto, preferita per ascoltare musica dallo smartphone. In un frullato di nodi e legami un algoritmo – con o senza contributo umano? – ha miscelato Gaber, Bowie, Bertoli, Coltrane, Leo Pari (ah, c’è il concerto domani a Milano), Tommaso Paradiso, Achille Lauro, Marrakesh, Nannini e Sibelius e Shostakovich e altri, mi ha preso per mano e mi ha portato a conoscere Destroyer, Gotan Project, Locasciulli, Oscar Peterson Trio, Passenger, Portico Quartet e tantissimo new jazz britannico (favoloso, peraltro). Ecco, non me ne sono tanto accorto, ma sono andato oltre, grazie a un algoritmo che come mi suggerisce scarpe da comprare mi apre stanze musicali finora da me inesplorate. Qualche giorno fa Luca Sofri, direttore del Post, scriveva nella newletter alla sua redazione qualcosa come: suggeritemi play-list da ascoltare, non ne trovo di belle. A un messaggio in cui gli suggerivo una app, giustamente rispondeva: «E io pago…». Perché alla fine, come nessun pasto, anche nessuna app è davvero gratis. Resta però la potenza dell’idea che anche senza volerlo non riesci a star fermo in quello che ti piace e conosci, ma sei portato a conoscere cose che ti piaceranno. Questa è la trasposizione meccanica e musicale – e qui ritorno a citare Luca Sofri quando ironizza su frasi come “innovazione nella tradizione” – di come per andare nel futuro serve conoscere il passato, le esperienze che hanno portato ai gusti del presente, per spostarsi ad apprezzarne le evoluzioni. È un amore meno statico e più dinamico, ma è pur sempre amore per la musica. E noi paghiamo.

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Santa Maria Maggiore | Una gita in clima natalizio

Santa Maria Maggiore | Una gita in clima natalizio

Quando scoprire Santa Maria Maggiore? Nel fine settimana dei mercatini di Natale quando tutto si tinge di un’atmosfera magica

Scopri di più nel numero 42/2021 di Oltre in edicola giovedì 2 dicembre con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

  • Da ascoltare – Zucchero torna con «Discover» un album di cover e si racconta: dopo un periodo buio ora è più attivo che mai e sogna di scrivere per i Måneskin.
  • Da fare – Quando scoprire Santa Maria Maggiore? Nel fine settimana dei mercatini di Natale quando tutto si tinge di un’atmosfera magica.
  • In movimento – Il futuro delle due ruote? È elettrico grazie a  motociclette silenziose e green che regalano agli appassionati una divertente versatilità. (foto Honda U-GO).
  • Da gustare – Il Natale vegano? Buonissimo, parola di chef e lievitista Martino Beria che ci porta nel mondo dei pandoro e panettoni alternativi.
VARESE | Luoghi dimenticati intrisi di mistero

VARESE | Luoghi dimenticati intrisi di mistero

Molti, banalmente, li classificano come ruderi: da evitare, da detestare, da abbattere a tutti i costi. Altri, dentro quei simulacri, vi trovano la bellezza. Sono quelle fabbriche abbandonate che costellano anche il territorio della provincia di Varese: simbolo di un passato produttivo che ha reso grande l’Italia ma che oggi, oggettivamente, come minimo “stonano” con l’ambiente circostante. Altri tempi, altra sensibilità ambientale. Ma non tutto è da buttare. Tutt’altro «In una società liquida, delocalizzata e di servizi come quella odierna, – racconta Emanuele Bai, uno dei referenti lombardi di Ascosi Lasciti, assieme a Lorenzo Rosa, Stefano Barattini e Christian Goffi – è importante che qualcuno conservi, anche soltanto fotograficamente, il passato produttivo dei nostri nonni». Ma all’interno dell’esplorazione urbana di questi appassionati ci sono anche ville antiche, chiese sconsacrate e tanto altro: Non rappresentano soltanto un pericolo – aggiunge Bai – ma anche luoghi di cultura e bellezza dove si esalta il fascino del decadimento, dove si sale su una sorta di macchina del tempo in un mix fra polvere e avventura. (…) leggi tutto l’articolo QUI

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#Oltre n°42/2021 | La rete porta la nostra vita nel futuro della conoscenza

#Oltre n°41/2021 | Zerocalcare ha un merito che merita più elogi di tutti

L’idea che sia soltanto un fumetto è ovviamente spazzata via al primo cambio luci o alla prima battuta della coscienza del protagonista sotto forma di Armadillo e sotto voce di Valerio Mastandrea. Strappare lungo i bordi, la serie televisiva di e con Zerocalcare su Netflix, è davvero tante cose, oltre naturalmente a un corso accelerato di romanesco per biellesi e non soltanto.

È un romanzo di formazione, sei sedute di psicanalisi generazionale e capitolina, una storia di e tra amici, l’autobiografia di una “cintura nera di come si schiva la vita” ma non gli affetti, quinto dan. Ma più di tutti l’opera di Zercocalcare ha un merito unico, di questi tempi. Più delle battute comiche, più delle sottolineature a temi sociali anche se soltanto accennati, ma comunque spiattellati lì, nel bel mezzo di una mezza risata, più del tratto – chi lo ama, chi meno, chi dice che in fondo in America ce ne sono e ce ne furono di migliori, e figuriamoci che no – più del mettere alla prova una regia informatica applicata a un’arte figurativa, c’è un merito che merita più attenzione dell’uso sapiente dei colori, del giorno e della notte, della colonna sonora da urlo, delle capacità caricaturali e bozzettistiche dello sceneggiatore, autore, disegnatore.

Il grande merito è naturalmente nell’aver capito di che cosa abbiamo più bisogno in tanti, forse tutti, di questi tempi. Per superare le indefinitezze delle nostre vite, le cicatrici di amori perduti, di lavori annoiati, di sogni abbandonati alla prima curva in salita, abbiamo tutti bisogno di qualcosa che ci aiuti. Di un respiro di sollievo, di qualcosa di dolce, il mitico gelato del tormentone del Secco, altro protagonista della serie. E questo qualcosa Zerocalcare ce lo mette fin dalle prime scene. Non è malinconia, non è nemmeno ironia. Non toglie nemmeno nulla alla chiarezza del racconto e anche alla determinazione dei vari messaggi. Zerocalcare sparge questo ingrediente per tutti i primi cinque episodi ma senza che il suo sapore prevalga sugli altri, senza che il suo nome si evidenzi in modo chiaro. Nei primi cinque episodi ti prepara ad accogliere l’ospite più gradito, ti prende per mano per aiutarti ad accettare te, gli altri, il mondo, ma ti fa anche sempre venire il sospetto che per fare tutto ciò tu abbia bisogno di qualcosa, di una specifica cosa, dell’ingrediente segreto che rende la vita vivibile, le persone meritevoli di attenzione e la serie televisiva di successo. È l’arma finedimondo anche se spesso viene erroneamente descritta come una forma di debolezza. E invece è tutto l’opposto e invece è la chiave nella toppa del sesto episodio. Zerocalcare è bravo perché te la fa provare da subito ma te la svela alla fine, non è uno spoiler: abbiamo bisogno di tenerezza.

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