#Oltre n°1/2022 | Ode a Brunori, il surrogato che scrive le ballate più belle

#Oltre n°1/2022 | Ode a Brunori, il surrogato che scrive le ballate più belle

È tornato Dario Brunori, in arte (e che arte!) Brunori Sas. E per chi lo conosce potremmo anche fermarci qui. Punto. Chi invece non lo conosce dovrebbe precipitarsi ad ascoltare Cheap! (titolo uguale al precedente disco nel suono, ma non nel siginificato e nel come si scrive, Cip!). O almeno le prime due canzoni, Yoko Ono e Ode al cantautore. Per chi è nostalgico della musica italiana che fu, ecco, sappia che ritorna Giorgio Gaber, ovviamente Francesco De Gregori, qualcosa di Enzo Jannacci, un certo tipo di Roberto Vecchioni, perfino Pierangelo Bertoli. Tanto lui non s’arrabbia, mi sa, se gli dici che ha dei precedenti, anzi, anche lui è nostalgico nel senso dolce e bello termine, e semmai la mette appunto in ironia: “Ode a Francesco De Gregori da me sempre affiancato da tutti i detrattori”. Per chi è malinconico, ecco c’è Dario che ti regala l’ironia, l’autoironia. Suddito del regno di Milano, mi presento con il cappello in mano, mi inchino alla multinazionale che mi paga per cantare. Più o meno suona così quell’autoironia. E ode a Fabrizio De André, di certo non uno come me, che sono un surrogato prodotto dal mercato. Le ballate più belle del mondo le trovate dentro il sorriso calabro-milanese di Brunori, nei suoi occhiali spessi, nel suo look da vecchio socialista. Poi parte la crociata di Feltrinelli, perché non basta più cantare né cantautorare, bisogna essere un po’ letterati e un po’ attori e un po’ da Premio Tenco come da radio commerciale e nazionale. E ode a Lucio Dalla. E daje tacco e daje di stinch, quanto è buono ‘sto Nastro d’argento. Ma tipo la batteria elettronica… è attiva? È attiva tutta la musica italiana che vale nell’Ep appena uscito. E accidenti all’Italia che non crede più ai santi e nemmeno ai poeti e accidenti anche a voi. Brunori sa, sì perché ha fatto anche una bellissima e stonatissima trasmissione televisiva (raiplay.it/programmi/brunorisa). E accidenti perfino all’Ucraina. Dicevo, Brunori sa essere perfettamente contemporaneo, vivacemente innovativo e tremendamente revival. Praticamente è un classico, uno che sa che per essere presi sul serio non ci si deve sempre prendere troppo sul serio, accidenti anche a noi. C’è anche un pezzo comico di protesta, perfino in italia-latino, ma come sempre “nel mio caso all’acqua de rosas”. Confermo, un pezzo comico di protesta. Questo è la macchina teatrale Brunori Sas, un concentrato dei mestieri delle arti e tutti fatti bene. Una domanda, mi resta: capisco che si possa citare Neruda, da adolescenti, con le tette belle in vista, ma non capisco perché l’ironia sarebbe catto-comunista. Eh, sì, si e ci prende in giro dalla prima all’ultima nota e riga, ma con rispetto, con l’intento di dirsi e di dirci: suvvia, viviamo al meglio, vogliamoci bene, crediamo in qualcosa, magari anche in noi. Bella idea. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Oltre torna in edicola – Il sogno di volare diventa realtà

Oltre torna in edicola – Il sogno di volare diventa realtà

l sogno di volare diventa realtà con le evoluzioni tra cerchio e tessuti. Si tratta della ricerca di poesia fisica attraverso gesti armoniosi. Ci racconta l’evoluzione della danza aerea il ballerino, insegnante e artista Riccardo Azzini.

Scopri di più nel primo numero di Oltre del 2022 in edicola giovedì 13 gennaio con La Prealpina. 

Inoltre, vi parleremo di:

Da ascoltare – Il producer Valerio Rossi che vanta collaborazioni importanti come Achille Lauro, ha la sua base a Fagnano Olona dove ha fondato Phonica School.
Da vedere – Vincenzo Salemme in scena a Milano si interroga ironicamente sulla napoletaneità e ripercorre i suoi esordi con Eduardo De Filippo.
Da fare – È strettamente legato al genio vinciano il Sentiero di Leonardo che si è aggiudicato il premio GoSlow 2021che da Milano porta in Svizzera e ritorno.
Da sapere – La soluzione dell’enigma della storia dell’arte lombarda: lo studioso varesino Carlo Cairati ha incrociato documenti ed opere ed è riuscito a identificare il Maestro della Pala Sforzesca.

Quattro passi per smaltire il panettone di troppo

Quattro passi per smaltire il panettone di troppo

Camminata o ciaspolata? Ramponcini o giretto facile facile fuori casa? Anche d’inverno, con po’ di abitudine e con un abbigliamento adeguato, si possono compiere delle uscite a piedi decisamente appaganti. Con la neve, infatti, anche se quella dell’8 dicembre, dalle nostre parti si è sciolta in larga parte, cambia radicalmente il paesaggio e lo scenario anche nei boschi e sulle montagne che già si conoscono bene. I boschi sono decisamente “più puliti”: gli arbusti svaniscono e restano gli alberi spogli dalle foglie, aprendo al massimo il panorama. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Nei calici delle feste si lasciano scorrere le emozioni

Nei calici delle feste si lasciano scorrere le emozioni

C’è sempre qualcuno che rumoreggia sulla scelta dei vini ai pranzi delle feste. Neppure di fronte a un Amarone pregiato, oppure a uno champagne millesimato si placano. C’è poi la zia che avrebbe gradito un vinello senza pensieri, quasi una gassosa. Ma per non sbagliare, ora ci si affida ai sommelier coach che suggeriscono di lasciare spazio a vini che esaltino le emozioni. E rendano felici. Per avere successo nella scelta, abbandonate il metodo classico da manuale e affidatevi a quello delle emozioni, per rompere gli schemi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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#Oltre n°1/2022 | Ode a Brunori, il surrogato che scrive le ballate più belle

#Oltre n°45/2021 | Anche l’occhio (fotografico) vuole la sua parte

Anche l’idea che una fotografia sia una grande menzogna è un po’ come la scoperta dell’acqua calda. L’obiettivo di una macchina fotografica è sempre un punto di vista particolare: può escludere elementi della realtà, distorcendo la comprensione del luogo ritratto, o può modificarne la natura con effetti banali provocati da accorgimenti altrettanto semplici, per chi (a differenza del sottoscritto) se ne intende, come il tempo di esposizione. Ma per scoprire che possa essere una menzogna globale sono dovuto andare quasi fino al Polo nord. Lo so, scusate, forse sono un po’ gnucco. Ma come, non sai – direte – che esiste photoshop e che la modella tal delle tali o l’attore tal dei tali sono meno lontani da noi comuni mortali di quel che sembra grazie a photoshop, appunto, o a una qualunque app gratuita che trovi in rete, ti toglie le rughe e ti fa avere una immagine profilo di whatsapp che chiama corteggiatori o corteggiatrici? Certo che sì, ho buoni consulenti digitali attorno e non sono poi così indietro, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’aurora boreale, il vento solare, il sole di mezzanotte, le previsioni di una stazione spaziale a 45 minuti dalla terra. Mammia mia, tutto così poetico anche nei termini.

Ecco perché sono dovuto andare al Polo nord, anzi, un po’ più giù per la verità e per il bene del mio freddo alle mani. Le foto dell’aurora boreale che vediamo in rete e sui social sono sontuose e fantastiche. E in effetti l’aurora boreale è sontuosa, fantastica e misteriosa. Se poi hai la fortuna di vederla all’improvviso mentre entri in casa e in città, la bellezza sorprendente vale il costo del biglietto per Tromso e pure oltre. E chi se ne frega degli scali e dei ritardi degli efficientissimi nordici. Ma il punto vero è che l’aurora boreale è una cosa diversa da quello che si vede sui social, in rete, nelle foto. Bella scoperta! Ecco. Come ho scoperto l’acqua calda? Provando a fare fotografie con il telefonino: sfuocatissime, senza colori, praticamente buie, altro che smartphone. Guardando le fotografie fatte dalla nostra guida con tanto di fotocamera, cavalletto e tempo di esposizione giusto. Ed ecco librarsi in cielo un apostrofo verde tra le parole “l’aurora boreale”.

Insomma, la macchina vede cose diverse dalla persona. Anche qui, bella scoperta. La macchina però vede, ma non sente. Aribella scoperta. Stiamo riscoprendo la prensenza, con tutte le cautele del caso Covid ancora aperto, perché è sempre più evidente che le macchine risolvono un sacco di problemi, mostrano cose invisibili, ma non hanno il tasto delle emozioni. Almeno per ora. Almeno per ora, quindi, l’aurora boreale vista con i miei occhi è meno bella, ma più bella di quella vista sul mio smartphone. Bella scoperta, è l’acqua calda vivere. © RIPRODUZIONE RISERVATA