Oltre torna in edicola – Uova: non è solo un affare da galline

Oltre torna in edicola – Uova: non è solo un affare da galline

Le uova di lumaca sono una raffinatezza sempre più popolare nelle cucine stellate. Si usano come fosse un vero e proprio caviale: apprezzato per il gusto erbaceo e minerale, ovvero il sapore del bosco. Ma non ci sono solo loro, nel panorama ecco spuntare le uova di formica, polpo e molto altro ancora

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 21 luglio con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da provare – Presenza costante di parchi e piazzette, lo skateboard è anche un modo di vivere street con un codice di comportamento, abbigliamento, socialità.

Da vivere – La casa prefabbricata? Da abitazione di fortuna a icona di design sostenibile e green. Piccola ma super funzionale piace a tutti.

Da vedere – Drusilla Foer porta il suo «Eleganzissima Estate» al Maggiore di Verbania: un viaggio fra gli aneddoti di una vita, grandi incontri e amicizie uniche.

Da conoscere – I fari con il loro fascino dal nord al sud del mondo conquistano anche per le vacanze e spopolano sui social con milioni di post.

#Oltre n°27/2022 | La solitudine di Rafa Nadal è una simpatica sorpresa

#Oltre n°27/2022 | La solitudine di Rafa Nadal è una simpatica sorpresa

Rafa Nadal è la prova che si può sempre cambiare idea e gusto. E dunque a volte si deve. Io lo odiavo, non lo capivo, mi irritava. Non mi piaceva perché continuavo a paragonarlo e dunque a svalutarlo nel confronto con re Roger, ovviamente Federer, o con sir Andy, naturalmente Murray. Poi, figurati, sono arrivati i baronetti italiani, Jannick “tira e molla” Sinner, Matteo “bombastico” Berrettini, Lorenzo “spensierato” Musetti e Lorenzo “cuore toro” Sonego: non c’era spazio per una simpatia spagnola, per un terraiolo da amare. Non è che non sopportassi le sue manie, il suo meticoloso modo di mettere e rimettere a posto le bottigliette d’acqua nei cambi di campo, la sua seguela sempre identica di gesti prima di battere, la sua fascia per i capelli, i colori sgargianti dei suoi completi, è che mi dava l’idea più di un robot che di una persona. Beh, sbagliavo, e anche di grosso. Perché, dai, uno che impara a giocare con la mano non sua naturale e diventa un super top non è già un grande? Sì, ma questo rafforzava sempre l’immagine del robot. Poi è arrivato il momento Jimbo Connors, il momento in cui da antipatico è diventato il più simpatico, il più umano, il più vicino a tutti. E quel momento è ora, ora che gioca con i dolori ovunque, soprattutto ai piedi, ora che l’età non è più freschissima e che i capelli sono sempre un po’ meno, ora che a Winbledon, su quell’erba che certamente non è il suo elemento, riesce a finire e a finere vincendo una partita che perfino per il suo tenace padre doveva abbandonare per eccesso di dolori, quei dolori che lo facevano servire a mezzo servizio, che lo facevano giocare con male, male e poi male. Rafa Nadal oggi mi fa sorridere sempre e oggi ho anche notato che ha sorriso sempre tanto. Rafa Nadal oggi insegna che lo sport è, come si dice e ci si dimentica spesso, una gara con se stessi. Sogniamo di non aver problemi, di avere comodità, di farcela facilmente, ma poi ci ritroviamo a tifare a squarciagola per chi del superamento dell’ostacolo fa la sua arte quotidiana, dell’impegno a non mollare la sua caratteristica più duratura e della voglia di non uscire dal campo la sua forza più simpatica. Il tennis è la prosecuzione della solitudine con altri mezzi e la solitudine è una livella che cancella tutto tranne la propria forza e i propri problemi. Nella solitudine, tra un colpo e l’altro, tra un tic e l’altro, Rafa Nadal ha messo in campo con l’umiltà di un amatore la professionalità del suo talento, senza proclami, senza sbruffonate, con assoluta modestia, pur essendo uno dei più grandi di tutti i tempi e sulla terra, quella rossa, probabilmente il più grande. Ora anche simpatico.

Oltre torna in edicola – La Luna ci chiama, pronti a decollare

Oltre torna in edicola – La Luna ci chiama, pronti a decollare

A pochi giorni dall’anniversario dello sbarco, l’uomo sogna nuovamente la Luna. La prima missione Artemis 1 sarà lanciata tra fine agosto-inizio settembre, la seconda avrà un equipaggio e la quarta porterà in orbita una piccola stazione spaziale da cui partire per Marte e non solo. E il sogno continua.

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 14 luglio con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da gustare – L’estate a tavola si tinge di rosso con frutti e verdure alleati della salute: dissetanti, ricchissimi di vitamine, antiossidanti, fibre e sali minerali.

Da provare – Tempo di fienagione nei campi. Il fieno d’alta montagna è il nuovo ingrediente cool in cucina e nel wellness e dà vita a bontà e cosmetici miracolosi.

In movimento – Pigmenti dorati su base rosa ricoperto da uno smalto effetto brinato. È solo una delle particolarità della modaiola ed elettrica Renault 5 Diamond.

Da vedere – «Las Meninas» il capolavoro di Velázquez è arrivato da Madrid a Bergamo: protagonista è Maria Anna d’Austria, ma il suo abito lo è ancor di più.

#Oltre n°27/2022 | La solitudine di Rafa Nadal è una simpatica sorpresa

#Oltre n°26/2022 | “Surfare” sulle onde digitali per portare buone idee

Vista con lenti pessimiste (e dunque anche sempre un po’ realiste), questa è la società dell’immagine, dei like sui social, del tutto rapido o del tutto ripetitivo e monotematico e del tutto subito, perché il web va a fiammate e a ondate. Quasi tutti noi come pecoroni a commentare sui social a proposito del tema del momento, perché come disse Umberto Eco: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». E così il discorso pubblico si spezzetta in milioni di opinioni e spunti di informazioni dove una di queste vale una di quelle e tanto basta a sentirsi appagati, informati, magari anche sfogati. Semmai tutto si conta e niente si pesa. Tanto meno le parole.
Il pessimismo ha sempre qualche ragione di fondo, però si può tentare di guardare il tutto anche con lenti (più) ottimiste. E vista con lenti più ottimiste, questa è la società del contenuto, dell’idea. Head content… content manager… sono professioni molto ricercate, vuol dire più o meno che tutte le aziende, anche quelle non editoriali, si devono dotare di un professionista dei contenuti (bello che “contenuto” suoni un po’ come “contento”, nella sua versione inglese). Perché senza contenuti non duri nel mondo interconnesso: quando si dice “società dell’immagine”, bisogna anche riflettere sul fatto che un’immagine senza contenuto prima o poi svanisce. Se hai una buona idea nuova, puoi farlo sapere a tutto il mondo con un click. Insomma, non è cosa da poco, anche se certo, poi, meglio ancora se hai gli strumenti digitali giusti, se conosci i trucchi della rete, sei impari a “surfare” sulle onde digitali. E qui viene l’obiezione da fare a chi dice “non vado sui social, c’è solo casino”. Ecco no, se lasci il campo alle cattive idee e alle cattive identità, allora per forza ci sarà soltanto casino. Bisogna andarci sui social, per portarci le nostre identità, le buone idee, e bisogna puntare su un binomio forte tra immagine e contenuti, tra soggetto e sostanza. Gli esempi di “buoni” che battono i “cattivi” in rete ce ne sono a bizzeffe. Si può essere ottimisti, anche se sempre attenti a considerare i problemi delle false identità, delle cattive idee e delle fake news. Se però è la società del contenuto ma anche dell’immagine rapida e pulviscolare, serve comunque qualcuno, anzi tanti che sappiano unire i puntini di questi discorsi sincopati, spezzettati. Perché emerga il segnale tra tanto rumore (Nate Silver dixit), bisogna avere tanti filosofi, storici, analisti delle idee e delle parole e dei dati, insomma ci vuole la cultura, verrebbe da dire “la cultura umanista”, ma forse anche su queste definizioni dovremmo tutti un po’ aggiornarci.

#Oltre n°27/2022 | La solitudine di Rafa Nadal è una simpatica sorpresa

#Oltre n°25/2022 | Le due cene e i due problemi del discorso pubblico

Se la durata è la forma di tutte le cose, come diceva Marco Pannella, leader radicale, abbiamo un problema serio di consistenza del e nel discorso pubblico. Anzi, più esattamente ne abbiamo due di problemi, ovvero due fenomeni opposti ma contemporanei, che come due poli si attraggono fino a toccarsi e a chiudere ogni spiraglio per possibili evoluzioni del e nel discorso collettivo.

I due fenomeni possono essere rappresentati da una, anzi due immagini, metafore, esempi. Immaginate una cena, con una decina di commensali, magari al fresco sotto un pergolato, con coppie di ogni età, ma tutte adulte, si conversa all’apparenza amabilmente e tra un bicchiere di rosso e una portata tutti parlano a ruota libera, senza ascoltare le risposte degli altri invitati, ma soprattutto cambiando argomento, senza alcun collegamento logico al precedente, ogni cinque, massimo sei minuti. Si va dal Mes alle relazioni di coppia, dal “sai quando mi hanno fissato la visita?” al “hai visto quanto costa la frutta?”, dai migranti all’aborto, dalla politica al calcio, dai giovani agli anziani, tutto velocissimo, senza dimenticare il caldo record e le compiante mezze stagioni, ogni cinque minuti si cambia argomento, dunque hai giusto il tempo di una frase, massimo due, certamente a slogan e poco ragionata. E questo è il primo esempio, il primo polo: ogni argomento è buttato fuori uno via l’altro come le palline da tennis da una macchina sparapalle per allenamenti e non importa se qualcuno di là dalla rete risponde e/o dove va la pallina. Il secondo esempio è sempre una cena, una cena che però si ripete tutte le sere, sempre sotto lo stesso pergolato, sempre più o meno gli stessi invitati, e tutte le sere si parla di uno e un solo argomento, facendo sempre le stesse domande, quasi non badando alle stesse risposte e replicando il tutto anche la sera successiva: stesso argomento, stesse domande, stesse risposte, stesso copione, nessuna evoluzione.

Ecco, sarà colpa della tv, dei social, della stampa, della nostra scarsa propensione alla costruzione di un discorso che si evolva, magari partendo da un dubbio, più che di una certezza, sarà, sarà, sarà, ma quel che sta avvenendo è che nel discorso pubblico tutto sembra o la stantia ripetizione dell’identico o la polverizzazione di ogni tema in tanti hashtag, slogan che durano lo spazio di una battuta. Questa schizofrenia del discorso pubblico, con tanto di intellettuali anche raffinati ed esperti di vaglia costretti al ruolo di comparse a seconda della bisogna, può anche essere alla base delle vertiginose oscillazioni elettorali in su e in giù di forze politiche troppo attente alla tendenza del momento e poco propense – loro come noi, ma in fondo è la politica che rappresenta gli elettori, dunque noi elettori non ci possiamo certo chiamare fuori – poco propense, dicevamo, a fare la fatica di costruire discorsi e conversazioni che abbiano una bella durata, una buona partenza, una vera evoluzione.