IN USCITA
Più in forma con la cronobiologia! Perdere peso e rimettersi in forma hanno i loro tempi che l’organismo dovrebbe rispettare. Il segreto per vivere meglio è la cronobiologia, una questione di luce e di ritmi che ci fa entrare in sintonia con il nostro orologio interno.
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IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Mesi pesanti, argomento leggero? Non proprio anche se, oppressi da tante questioni angoscianti dovremmo trovare, almeno una volta al giorno, un istante per alzare lo sguardo e puntarlo in alto e in avanti. E magari per ridere un poco, perché anche questo è essenziale nella vita quotidiana ed è bene ricordarlo sempre, persino in tempi di piombo. Comunque sia, il pensiero di oggi invita a guardarci attorno per ragionare su un fenomeno che prima o poi bisognerà indagare a fondo. E dovrebbe farlo qualcuno bravo davvero. Io, da cronista, osservo e annoto. Siamo una società che inneggia alla pace, alla fratellanza, alla comprensione per tutto e per tutti, che invoca il perdono e la bontà. E che ha fatto del cosiddetto “politicamente corretto” una nuova divinità, da difendere con aspetti a volte grotteschi. Bene. Magnifiche intenzioni. Ma come si spiega, allora, il serpeggiare di una violenza tanto subdola e vile quanto inspiegabile, condotta da guerrieri nascosti e scomposti?
Che diffonde incertezza, astio, malessere, falsità. Non intendo quella violenza che è da mettere in quota in ogni comunità di esseri umani, che è presente anche nelle civiltà più raffinate. Ovvero la violenza di chi delinque per scelta o di chi si ribella a situazioni insostenibili o di chi perde il senno. Parlo della intolleranza che si manifesta, giorno dopo giorno più forte, faziosa e aggressiva attraverso i social e con mille altri mezzi e mezzucci. Questi guerrieri senza onore né gloria sono incredibilmente in prima fila quando si tratta di riempirsi la bocca con vocaboli nobilissimi come tolleranza, eguaglianza, giustizia, libertà, diritti. Un bel rebus davvero! I soggetti, per cui è più calzante la definizione di guerriglieri, amano agire non in campo aperto, ma nell’ombra benché non ne abbiano assolutamente bisogno. Chi combatte contro un nemico assai più forte ha il diritto di agire con tecniche che gli consentano di sopravvivere e continuare la lotta. Ma il paradosso dei combattenti da computer o da lettera anonima, da bisbiglio, da calunnia è che non si trovano in minoranza, e anzi costituiscono un piccolo e tronfio esercito di maestrini astiosi, sempre pronti ad invitare al linciaggio e alla giustizia sommaria. L’ideologia, che ha perduto terreno nella storia, sembra aver trovato qui la sua ultima trincea. La forza ha una propria bellezza, quando è composta. Ma in individui pronti a colpire alle spalle per principio, a tirar sventole a casaccio pur di mettere a tacere chi non si adegua e non si accoda, ha la stessa plastica eleganza delle risse tra ubriaconi. Certo, a furia di tirar colpi di spillo o stilettate nell’ombra, l’armata dei guerriglieri scomposti si condanna a non avere futuro. Anzi, finirà per incappare in un destino che appare già scritto: l’autofagia. Ovverosia il corpo sociale, stremato dal fastidioso brusio di tanti piccoli biliosi giudici di tutto e di tutti, prima o poi li condannerà all’estinzione. Proprio come, ce lo insegna la biologia, qualsiasi cellula vivente fa per rimuovere o degradare le proprie parti che non sono più efficienti o che sono danneggiate.
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IN USCITA
Intervista a Hervé Bermasse: l’alpinista valdostano nato e cresciuto ai piedi del Cervino ci racconta la montagna come metafora della vita e ci svela il suo segreto per raggiungere sempre la vetta in ogni situazione.
(…) Nato e cresciuto ai piedi del Cervino, in una famiglia in cui il mestiere di guida alpina si tramanda da diverse generazioni, sembrava che non avessi altra scelta se non quella di diventare anch’io un alpinista. In realtà tutto avvenne un po’ per caso e in modo graduale (…)
L’intervista e molto altro nel prossimo numero di Oltre, in edicola con Prealpina da giovedì 29 ottobre!
IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Ho nella testa l’immagine di mia nonna che, minacciandomi bonariamente con la mano aperta, mi diceva “Ciao, scrivimi!”. Lo faceva di fronte a qualche mia risibile giustificazione su qualcosa che non avevo fatto o che volevo rinviare. Riassumeva, con due parole, un concetto più ampio: “non mi imbrogli e comunque giustificarti a parole è del tutto inutile”. Nella memoria c’è anche una versione cinematografica della frase: scene di amori estivi che salutano dal finestrino del treno, rinviando l’altro a una corrispondenza che mai ci sarà. Ciò avviene mentre rifletto sull’utilità dello scrivere. Ricevo lettere di persone che sollecitano a trattare un problema che li assilla e del quale magari il giornale si è già occupato molte volte. Sento troppi sostenere che i quotidiani volutamente tacciono o minimizzano il tal o tal altro argomento, e quasi sempre si tratta di gente che non legge. E riscopro quanto sia vero il detto che non c’è nulla di più inedito di quanto è già stato pubblicato. Nell’era in cui tutti pensano di poter accedere direttamente ad un universo di lettori scrivendo due righe su un social, la situazione è paradossale. Perché proprio i maggiori fruitori dei nuovi mezzi di comunicazione sono quelli che più facilmente accusano i media tradizionali di esasperare o di mettere la sordina a qualche notizia. E poi scoprono che non bast
a scrivere quella che ritengono sia la loro verità e postarla nella loro paginetta. Perché quella cosa devi anche farla leggere e a quel punto si cozza contro il nulla. Un mondo di scriventi che non leggono è una brutta faccenda. Ancor peggio: una società in cui la comunicazione si riduce ad una battaglia per classificare come “false notizie” tutte le cose che non corrispondono al proprio credo o non vengono dalla propria fazione, ha un ben misero avvenire. Il dibattito richiede la volontà di riconoscere l’interlocutore, altrimenti si rischia di tornare al giudizio di Dio per stabilire da che parte penda la bilancia della ragione. Non bastava il caos in cui siamo immersi a causa del virus e di un’ economia in affanno, e la caduta della fiducia e della voglia di fare, ora ci si mette anche la confusione generata da una valanga di messaggi e pseudo informazioni che piovono come bombe. Vale tutto e il suo contrario. E qualcuno finisce col credere che dietro qualsiasi evento o decisione, politica o no, ci siano congiure o imbrogli. Il lavoro del giornalista è anche quello di scegliere e di controllare i fatti prima di raccontarli. Proprio attraverso la sua buonafede e la sua credibilità passa la sottile linea che divide il certificabile dalle bufale. Ma se i cittadini non leggono e non si informano, e se i cronisti si abbeverano senza senso critico al gioco del sensazionale, allora la strada è senza ritorno. A quel punto chi ama farsi gli affari propri e agire dietro le quinte, profittando del silenzio e dell’ombra, potrà sempre rivolgersi a quelli che non si informano e non leggono, salutandoli ironicamente con una frasetta: “Ciao, scrivimi!”.
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IN USCITA
Una giornata a Venaria Reale, reggia di cultura e natura alle porte di Torino. Capolavoro dell’architettura e del paesaggio è inserito nei Beni Unesco. Regala un pieno di cultura e bellezza ai visitatori che si perdono nel girare tra le sale della reggia o negli oltre tremila ettari del Parco della Mandria.
L’itinerario e tutti i dettagli del tour nel prossimo numero di Oltre, in edicola con Prealpina da giovedì 22 ottobre!