Treni panoramici in tour per l’Italia

Treni panoramici in tour per l’Italia

Un viaggio in Italia comodamente seduti in carrozza: i treni panoramici offrono viste mozzafiato e numerose possibilità di tour in tutta Italia.

Giovedì 29 luglio su Oltre, il settimanale in edicola con La Prealpina, vi parliamo dell’Anno europeo delle ferrovie, che cade proprio nel 2021.

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#Oltre n°28/2021 | Lo sport, la più grande macchina dei sogni

#Oltre n°28/2021 | Lo sport, la più grande macchina dei sogni

L’idea che lo sport sia parte della nostra vita da subito e da sempre è dimostrata dal fatto che la prima cosa che i bambini fanno in autonomia dai genitori, a parte tutto ciò che serve alla sopravvivenza, è mettersi a correre. Peraltro questa è anche la prima forma di ribellione, perfino in chi non è certo detto finisca a sfasciare una racchetta urlando “You cannot be serious” all’arbitro di sedia, come un artista alla John McEnroe. Si potrebbe dire che la prima istanza di rivolta adolescenziale incominci laddove il passo da infermo e caracollante diventa spedito e rapido, laddove comincia lo sport. E poi la prima cosa che i bambini imparano, a parte tutto ciò che serve alla sopravvivenza, è ad andare in bicicletta, prima con e poi senza le rotelle. Qualcuno perfino le salta, le rotelle. E poi la prima cosa che i bambini prendono a calci è una palla, ben prima del tran tran quotidiano o di una bottiglietta d’acqua a bordo campo in un gesto di stizza. E ancora, la prima volta in acqua, e la prima volta sulla neve e la prima volta con un arco in mano, ma quest’ultima sarebbe una storia troppo personale. Lo sport è di tutti per questa ragione: è nella nostra natura, nella nostra crescita individuale, dalle prime corse lontano da mamma e papà al primo divano a saperne di più, ma molto di più, dello sventurato commissario tecnico della Nazionale, che poi è soltanto uno, e nemmeno il più preparato, ovviamente, tra i sessanta milioni di commissari tecnici italiani.

Lo sport è la nostra vita parallela, lo specchio con il corpo che vorremmo avere, il podio su cui vorremmo salire, i record che vorremmo stabilire. Se è di squadra, è l’apice del nostro naturale senso di appartenenza, spirito di accettazione, desiderio di comune sorti e comuni sforzi, di comunità. Se è individuale, è l’apice del nostro naturale sogno di realizzazione singolare, istinto di competizione, voglia di affermazione identitaria e personale, di cittadinanza. Con lo sport passiamo i nostri momenti più intimi, se ci pensate. Nello sport, magari racchetta alla mano, facciamo i nostri più lunghi dialoghi con noi stessi. Dopo lo sport proviamo le stanchezze più piacevoli, il calore di un gesto gratuito per sé. Che poi il bello è che da prima forma di ribellione – l’elenco degli sportivi ribelli (anche non campioni) sarebbe lunghissimo – diventa sempre anche prima la forma di regola che accetti abbastanza sereno: il fallo fischiato, la dieta da seguire, il mister che ti fa uscire o ti fa entrare. Lo sport è l’unica metafora della vita che accettiamo con naturalezza, senza cavillare, senza snobismi letterari. Per questo un evento come le Olimpiadi è davvero e sempre così dannatamente letterario, perché è mito e vita reale senza soluzione di continuità.

 

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Olimpiadi Tokyo | Il libro di Dario Ricci

Olimpiadi Tokyo | Il libro di Dario Ricci

Lo sport tra passione, coraggio e disciplina. A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Tokyo il giornalista Dario Ricci, una delle voci dello sport più note, racconta il suo libro in cui narra le imprese e le storie di sport del passato e poi ci suggerisce chi tenere d’occhio tra gli italiani in gara

Giovedì 22 luglio su Oltre, il settimanale in edicola con La Prealpina.

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#Oltre n°28/2021 | Lo sport, la più grande macchina dei sogni

#Oltre n°27/2021 | La grandezza sta nel saper descrivere l’indescrivibile

L’idea che uno sia un grande scrittore come arriva alla nostra mente e al nostro cuore? Che cosa accende in noi la sensazione di essere davanti a un fuoriclasse della letteratura? Stamattina, guidando, provavo a darmi una personale risposta riflettendo sui miei autori preferiti. Intanto mi accorgo che almeno tre di questi hanno a che fare, e profondamente, con la Francia: Romain Gary, che amo per ogni libro che scopro, soprattutto i più folli, anche se non dimentico “Gli aquiloni”; Emmanuel Carrère, che ho iniziato ad amare per il libro che lui odia di più (“Facciamo un gioco”); Michel Houellebecq, che amo quanto più è odiato. Poi naturalmente Philip Roth, lo psicologo dell’inconscio, e Cormac McCarthy, lo psicologo del conscio. E mi fermo qui, lasciando per questa volta gli italiani al prossimo casello autostradale. Ecco, costoro sono diventati nella mie mente e nel mio cuore grandi scrittori perché mi hanno dimostrato di saper descrivere ciò che non si sente, non si vede, non si tocca, a volte non ha nemmeno un nome. Per essere un grande scrittore devi saper descrivere l’indescrivibile. Banale ma vero. Un grande scrittore, per me, è colui che mi fa provare cose che ho già provato, intuito, capito, senza poterle vedere, toccare, nominare. Un esempio? Un grande scrittore ti fa sentire un odore scrivendo. Un grande scrittore ti fa sentire quel senso di rimorso, di rimpianto, di lascivia irritante che non sai definire ma che hai provato, il tutto scrivendo. Un grande scrittore ti fa sentire un suono scrivendo, come Beppe Fenoglio che sa come si scrive il suono di uno sparo, nel finale di un libro da non “spoilerare”, cioè rovinare raccontandolo. E qui l’esempio non poteva non essere nostro, anche se in fondo anche molto americano, seppur di Langa. Ecco tutto questo per dire che può valere, almeno per quanto mi riguarda, pure per le serie televisive. Sono belle serie tv quelle che ti raccontano ciò che non si tocca, non si vede, non si sa nemmeno definire. L’ultima che mi ha convinto, da questo punto di vista, s’intitola “Omicidio a Easttown” e ha come protagonista una sontuosa Kate Winslet, molto normale, qualcuno dice troppo, ma drammaticamente calata nella parte più vera del suo personaggio, la realtà delle birre, delle famiglie complicate, dei capelli maltrattati, legati soltanto da un elastico e lavati quando il lavoro, le paturnie, le tristezze lo permettono. Sentire guardando (o leggendo) è la chiave del successo nel mio cuore e nella mia mente. Chissà, magari a qualche lettore, come riflessione estiva, può venire in mente di condividere qualche suono, odore, sensazione, sentimento descritti dalla sua grande scrittrice o dal suo grande scrittore: lettere@prealpina.it.

 

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