Oltre torna in edicola – Un tesoro verde

Oltre torna in edicola – Un tesoro verde

Alla scoperta degli Orti Botanici della Lombardia custodi della biodiversità e della storia vegetale della nostra regione

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 14 marzo con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da vedere – I Macchiaioli a Palazzo Martinengo: la retrospettiva bresciana racconta la magica avventura dei pittori progressisti

Da ascoltare – La regina del dancefloor Sophie Ellis-Bextor, tornata in vetta alle classifiche di tutto il mondo, è live ai Magazzini Generali di Milano

Da fare – «Il balcone dei tre laghi» una guida per percorrere i sentieri che uniscono il Lago Maggiore a quello di Como passando per lo specchio di Lugano

Da gustare – Formaggi, verdure, pane. Gli ingredienti dei menù di montagna valorizzati al meglio con la filosofia che mira sempre a sprechi zero

Oltre torna in edicola – Le donne riscrivono la storia

E se le storie più famose le raccontassero le donne? Dai libri al teatro passando per i film, i titoli cult riletti con un punto di vista femminile è l’ultima tendenza che piace al pubblico

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 07 marzo con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da vedere – Fashion Freak Show, agli Arcimboldi 50 anni di cultura pop attraverso gli occhi di Jean Paul Gaultier  enfant terrible della moda

Da provare – Elisabetta Sala è la prima food organizer d’Italia che dispensa consigli sul cibo e sulla cucina perché spesa e fornelli non siano più un incubo

Da indossare – Slim, baggy, mom e tutti gli altri jeans. Di che denim sei? Per ogni fisico e occasione c’è il suo modello

Da fare – Il Sentiero azzurro è il percorso ad anello che sale in vetta al Montorfano e ad ogni passo regala panorami incredibili

#Oltre n°8/2024 | Tra i cappelli del Royal Ascot la verità sta nell’apparenza

#Oltre n°8/2024 | Tra i cappelli del Royal Ascot la verità sta nell’apparenza

Tra i cappelli del Royal Ascot la verità sta nell’apparenza

Se c’è un posto dove il cappello è di casa, quello è il Royal Ascot di Londra. Per chi non è appassionato di cavalli queste due parole – Royal e Ascot – dicono poco. Oppure stanno a rappresentare una semplice festa glamour alla quale prende parte l’aristocrazia britannica invitata dalla famiglia reale. Per chi riconosce nel mondo delle corse l’emblema della sfida, della vita e dell’eterno dilemma tra soldi e merito, questo è il paradiso. Anzi, molto più del paradiso. È il luogo dove, probabilmente, sognano di finire i musulmani quando moriranno dopo una vita di fedeltà ad Allah. Infatti, ci sono tanti islamici al Royal Ascot, perché i proprietari (e alcuni allenatori) sono gli sceicchi che investono fiumi di soldi nella grande passione della loro vita, tanto da chiamare Godolphin la scuderia più importante, che è il nome di uno dei purosangue da cui discendono tutti i cavalli da corsa del mondo.

Ma dovevamo parlare di cappelli. Ci siamo persi via perché quando pensi al Royal Ascot, al profumo del Pims, al mitico salto da cavallo di Frankie (che purtroppo non lo potrà più fare), agli allibratori con i look più strani, al programma in stile retrò e a tanto altro ancora, vieni rapito da quest’atmosfera unica e irripetibile. Ed è qui che le più belle donne d’Europa, se non del mondo (ce lo consentite?) arrivano per bere Champagne e mostrare i cappelli più stravaganti. Lo scopo è di attirare l’attenzione, di lanciare messaggi o, più semplicemente, di mettersi in testa quello che più ci piace. È un modo per dire: «Io ci sono». E le donne, in questo, sono maestre. Gli uomini, come sempre, nella moda più che mai, sono omologati. Si mettono un cappello a cilindro e via andare. C’è quello nero, quello grigio scuro ma sono pochi gli azzardi. Qualche brillantino, a volte, ma davvero fuori luogo. Le donne, invece, sfoggiano di tutto. L’anno scorso si potevano vedere i vasi di fiori sulla testa, le costruzioni geometriche, le bandiere dell’Inghilterra oppure piume di struzzo e persino un pappagallo imbalsamato. Chi più ne ha più ne metta. Non ci sono confini al buono o al cattivo gusto. Tutto è lecito in quanto a copricapi. Per il resto, invece, vigono pressanti dress code che consigliano alla donna di non indossare pantaloni (sportivi) e all’uomo di mettersi, come minimo, in completo.

L’apparenza, dunque, è sostanza al Royal Ascot. Per questo il meeting che si disputa dal 1711 non passa mai di moda. È l’emblema di ciò che siamo, ovvero eterne contraddizioni viventi. Meglio non si potrebbe dire di noi, se non indossando un bel cappello, dietro cui nascondere la nostra vera natura, ben consci che al traguardo ci attendono merito e soldi. Non per tutti, però. Solo per chi vince al Royal Ascot.

Oltre torna in edicola – Metti in testa un cappello

Oltre torna in edicola – Metti in testa un cappello

La storia di Gallia e Peter l’antica modisteria milanese che dall’Ottocento realizza artigianalmente i cappelli anche per l’alta moda

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 29 febbraio con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da sapere – Creare in casa un giardino zen, anche piccolo, significa regalarsi un po’ di benessere e saggezza

Lifestyle – Le star non si limitano più a dare i loro semplici consigli di bellezza, oggi le più celebri hanno una linea di cosmetici a loro nome e promettono tutti miracoli

Da provare – Per sfuggire allo stress cittadino fai come Tarzan. Proprio il “movimento primordiale” è la tendenza lanciata dal cubano Victor Manuel Fleites

Da vedere – Milano rende omaggio a Giuseppe De Nittis un’artista che è considerato il più grande degli italiani a Parigi

#Oltre n°8/2024 | Tra i cappelli del Royal Ascot la verità sta nell’apparenza

#Oltre n°7/2024 | In bilico tra Nietzsche e Charles Bukowski

In bilico tra Nietzsche e Charles Bukowski

Connubio importante quello tra cocktail e film. Protagonisti di pellicole cult come personaggi minori hanno mostrato di apprezzare il gusto di questi mix in grado di ingannare l’attesa o di alimentare la conversazione, di essere parte importante di pellicole che provano a lasciare il segno. E in tanti casi ci riescono.

Sara Magnoli fa una completa analisi di questo fenomeno che non può essere circoscritto al semplice episodio cinematografico ma va oltre e disegna uno spaccato sociale e culturale. Da analizzare con cura. Primo elemento da prendere in considerazione, quindi, è quello del ruolo del cocktail dentro la frenetica vita moderna e pure di quella più placida di oltre cinquant’anni fa. Due sono gli emblemi principali. Li sceglierei nel Grande Lebowsky dei fratelli Cohen e in Colazione da Tiffany con l’immensa Audrey Hepburn. In entrambi i casi il mix alcolico è sinonimo di evasione ma, se nel primo film, rappresenta quasi una misura di vita, un modo per restare dentro un mondo fatto di sregolatezze, aggiungendone di nuove, nell’altro si presenta come parentesi gustosa dentro un’esistenza (quasi) normale che si trasforma in un sogno. La perpetuazione della trasgressione è possibile grazie al White Russian nella pellicola che ha come protagonista il Drugo Jeff Bridges, mentre è emblema di trasformazione nello stupendo lavoro del 1961. Dunque, come proiettare tutto ciò nella società che i film rappresentano?

Si potrebbe citare Friedrich Nietzsche per prendere in mano il bandolo della matassa. Il filosofo tedesco mette a confronto come due facce della stessa medaglia l’apollineo e il dionisiaco. Nell’uomo esiste una doppia valenza di costruire e di distruggere, la forza vitale si esprime attraverso la saggezza, la moderazione che porta a realizzare i propri obiettivi che nulla sarebbero, però, se non animati da una oscura forza propulsiva che, se non viene incanalata, ci porta all’annientamento. Cosa c’entra tutto ciò con i cocktail? Semplice, questi carburanti vitali che tanti film ci raccontano con dovizia di particolari, altro non sono se non l’espressione del dionisiaco che c’è in noi, uno stato dell’essere caratterizzato dall’esaltazione, dall’ebbrezza spirituale e fisica, dalla necessità di trasferire il proprio io nei riti orgiastici di Bacco. Ne usciremo vivi? Sì, se sapremo compensare questa forza con le redini della parte apollinea. Non è facile ma ci possiamo provare. E se non ci riusciremo, affogheremo la nostra delusione in un cocktail guardando un bel film che ci indurrà a non mollare il bicchiere. Ve lo ricordate Barfly, il film sulla vita di Charles Bukowski. Vi verrà una voglia matta di bere, dopo averlo visto. Andateci piano, però. La vostra vita non è un film.