Oltre torna in edicola – Francesco Moser torna in sella

Oltre torna in edicola – Francesco Moser torna in sella

Un libro e una bici nuova. Elettrica. Questi i regali che il campione Francesco Moser si è fatto per i suoi 70 anni. Ripercorriamo con lui le vittorie del passato, anche quelle varesine, e scopriamo i progetti per il futuro.

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 17 marzo con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da vedere –  Gianluca Guidi: <io e don Silvestro, compagni di vita>. L’attore è in scena a Milano  in “Aggiungi un posto a tavola”
Da fare – Il Sentiero del Viandante 59 chilometri sulla sponda orientale tra le vette delle Grigne e il blu profondo del Lago di Como.
Da gustare – Hamburger? Un amore che non ha fine e che si rinnova ogni volta. Avete provato quelli con il pane colorato? Una passione arcobaleno.
Da indossare – Il gioiello torna di prepotenza a farsi accessorio must per la prossima stagione. Non più discreto, ma diventa abito dalle creazioni futuristiche.

Visita alla perla della Valganna

Visita alla perla della Valganna

La Badia di Ganna per tutto il Medioevo fu un importante snodo viario e un rifugio sicuro per i pellegrini. Dedicata alla memoria del giovane diacono Gemolo che fu decapitato nell’XI secolo da alcuni briganti nel tentativo di difendere il proprio zio vescovo

(foto di Maria Desogos del gruppo Facebook Fotografando Varese e provincia)

Leggi di più nel nuovo numero

#Oltre n°9/2022 | L’insonnia, un problema o uno spazio libero?

#Oltre n°9/2022 | L’insonnia, un problema o uno spazio libero?

L’insonnia è un mondo a parte, anche se basta googolare per scoprire che ne soffrono – c’è chi dice – anche 12 milioni di italiani. L’insonnia è un mondo a parte perché quando uno è insonne non può, anche volendolo, creare un mondo con tutti gli altri che ovunque nel pianeta Terra non dormono e nello stesso momento. C’è poi il derby con sbadigli tra gli insonni che non si addormentano e gli insonni che invece si svegliano più e più volte, o magari non si addormentano più, dopo lo spuntino al frigo. Gli insonni sono una categoria non protetta anche perché sono fuori dalla fascia protetta della televisione. E non esistono prodotti per gli insonni, a parte quelli chimici, cioè i farmaci, la radio, i social network con account di persone che vivono in altri fusi orari e appunto la tv, che però li (ci) tratta o come raffinatissimi intellettuali pronti a guardare soltanto film cinesi sottotitolati in tedesco o iraniani sottotitolati in francese oppure come sfrenati consumisti appassionati di televendite e di aspirapolvere a vapore per divani. Vedete che non siamo protetti, noi comuni insonni.

Ognuno poi ha il suo rimedio della nonna; io, per esempio, all’Università avevo Radio radicale come soluzione: so ancora a memoria più frasi da comizio di Marco Pannella che articoli del codice civile allora sulla mia scrivania. Certo, poi l’insonnia ha anche più di un che di letterario. Ci immaginiamo tutti i grandi scrittori più recenti, da Philip Roth a Michel Houellebecq, a scrivere perché non dormono e a non dormire per scrivere, quando magari si alzano, si sbarbano e si mettono a digitare sul pc in orario d’ufficio e vestiti come il dì di festa. Beh, nel caso di Houellebecq magari quest’ultima cosa è un po’ improbabile.

Dice che la pandemia ha fatto ovviamente male anche ai nostri sonni, e figuriamoci se no, e figuriamoci la guerra. L’insonnia infatti è la nostra seconda realtà, il nostro Metaverso poco ludico e molto solitario, è la nostra seconda vita, poco lucida e fatta di preoccupazioni, di angosce, dalla lite con il o la partner alla vita dei figli, fino a “mi sono ricordato di pagare il bollo della macchina?”. L’insonnia però è anche – come direbbe Claudio Bisio – il nostro scampolo di assenza, di libertà, perché l’insonnia si prende prepotentemente il suo tempo, anche se non è un blocchetto con tanto di descrizione nel calendario del nostro Outlook o nei foglietti sdruciti dell’agendina. Ho sempre pensato che sarebbe bello raccontare, magari in uno di quei podcast che ora vanno tanto di moda, tutto quello che è stato creato di notte, dagli insonni, tutte le cose belle che non avremmo avuto se tutti dormissimo come dei ghiri. Ci vorrebbe un’idea. Una di queste notti stavo per iniziare a metterla in pratica, poi è suonata la sveglia della realtà assonnata. Alla prossima.

Oltre torna in edicola – Pronti a entrare nel Metaverso?

Oltre torna in edicola – Pronti a entrare nel Metaverso?

La costruzione di un doppio del mondo reale in formato digitale, questo è il metaverso attraversato e popolato da avatar che riprende le stesse dinamiche di una normale società fisica. Ma davvero siamo pronti?

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 10 marzo con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da gustare – Una tazza di tè spopola su Instagram. Perché? Perché è blu. Ma la sua storia non è recente ma affonda le radici nel passato indiano.
Da conoscere – Non solo la Ferragni ha successo sui social. A darle fino da torcere sono gli animali che a colpi di follower fanno fare business ai loro padroni.
Da provare – Prima di andare a dormire i pensieri frullano nella testa? Provate con lo Yoga Nidra che rilassa corpo e mente e aiuta a riacquisire un po’ di equilibrio. E vedrete che dormite!
Da vedere –  Più di venti storie di eccellenza al femminile raccolte in una mostra fotografica a Palazzo Reale. Un viaggio insolito nell’arte e nella cultura italiana tinta di rosa

#Oltre n°9/2022 | L’insonnia, un problema o uno spazio libero?

#Oltre n°8/2022 | Abbiamo bisogno di un silenzio da lupi

C’è poco di così pieno come un silenzio, come ci sono tante cose vuote come molte parole. Serena Minazzi mi aveva appena mostrato la copertina di questa edizione di Oltre e io riflettevo, tra me e me: «Certo, che edizione difficile, esce in un periodo che ci riporta ai giorni più bui della nostra storia, oltre ogni immaginazione…». Poco dopo queste riflessioni tra il professionale e il personale, una cara amica, Ema, una procacciatrice di pensieri e riflessioni notturne, mi mandava il link a una pagina web con parole densissime di Chandra Livia Candiani: «Bisogna tacere come fanno i lupi». È il verso di una poesia. Ma che cosa significa «tacere come fanno i lupi»? Chiede giustamente Elisabetta Bucciarelli, nella conversazione per BookBlister (Pillole di libri e altre storie). «Immagina il silenzio di un lupo. È il silenzio di chi è sottotiro. Il silenzio della tensione verso la riflessione non pensata ma avvertita, come possibile equilibrio nell’azione, come varco. Quando più niente può essere detto, perché tutto è già stato detto e frainteso, c’è il silenzio che precede l’azione intonata a salvarci», dice Chandra Livia Candiani. E aggiunge: «La guerra mi ha ammutolita. Sembra così non contemporanea». Ecco, il silenzio pure, sembra così non contemporaneo. Eppure il contemporaneo ama il pieno, l’immaginazione, la creazione continua. Eppure che cosa meglio del silenzio, di un silenzio da lupi, può favorire il riempimento, la fantasia, la creatività. Il silenzio è l’attimo prima del tutto, forse anche l’attimo dopo. Quindi dobbiamo sperarlo, cercarlo, amarlo. “Che in principio era il Verbo” non va scomodato. “Che un bel tacer non fu mai stato scritto” non va banalizzato né attribuito come citazione perché semplicemente non si sa. Ecco, del silenzio non si sa nulla, ma allo stesso tempo lo conosciamo benissimo: il silenzio di quando non ci parliamo per rabbia, di quando non proferiamo parola per tristezza o angoscia, di quando è perché stiamo ascoltando, di quando è che ci stiamo riposando, di quando sappiamo che sta per scoppiare un pianto o una risata, di quando abbiamo paura, di quando cerchiamo di sentire ciò che non è facile sentire.

Il silenzio è la nostra naturale predisposizione prima che qualunque sovrastruttura, lingua, sensazione senta la necessità di impossessarsi della nostra identità espressa dalle nostre parole. Il silenzio è la casa dei nostri pensieri più puri, più immoralisticamente sinceri e dunque etici. Il silenzio è tutto ciò che ci rimane quando abbiamo dimenticato tutto, quando ci siamo liberati di tutto, quando abbiamo soltanto voglia di noi.