IN USCITA
Il B.A.Film Festival è nato nel 2003 quasi come una scommessa da un gruppo di persone che ci ha creduto da subito in una realtà che poteva diventare città del cinema. Tanti i personaggi che sono passati da qui e altri ancora che stanno per arrivare
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 31 marzo con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Da gustare – Cono o coppetta? Nessuno, prendiamolo arrotolato. Il gelato cambia forma e si trasforma in cannoli o rotoli la moda di questa stagione.
Da provare – Forest bathing, ecstatic dance e tree hugging sono alcune delle attività legate al natural wellness che rimettono l’uomo in contatto con la natura.
Da fare – A 30 km da Varese si raggiunge una zona dove sembra di entrare nel cuore delle Alpi: è la Valle di Muggio sul lato “nascosto” del Generoso.
Da vedere – Elettra Lamborghini e i PanPers sono i conduttori di “Only Fun – Comico Show” il programma comico di Colorado Film che si registra a Legnano.
DALL'ARCHIVIO
Sabato 26 e domenica 27 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera. Sono 128 luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti in 57 città che saranno visitabili. Tanti gli appuntamenti anche nella nostra provincia
(foto Villa Aletti Spartivento a Varese)
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IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Quella sottilissima, pessima sensazione che la guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina da noi sia diventata, in meno di un mese, poco più di un argomento da talk show non mi abbandona. Eppure spero tanto sia una sensazione sbagliata. Il problema di fondo è che da tempo la politica nazionale è diventata una sorta di nuova telenovela costante e permanente che consente alle televisioni di creare personaggi e serie di trasmissioni a costi contenuti, con protagonisti predefiniti e giochi di ruoli scontati, ma pur sempre efficaci in termini di audience. Questa tendenza si abbevera del tema del momento, che in tempi ordinari è la polemica del giorno, magari soppesata bene grazie ai flussi di “mi piace” o “non mi piace” sui social media. In tempi straordinari, invece, questo fenomeno è accentuato dalla presenza di una trama prestabilita molto forte e capace di monopolizzare l’attenzione degli spettatori e dunque gli sforzi di autori e conduttori televisivi. Così è accaduto prima con il Covid e i virologi e i politici e i commentatori e poi adesso con la guerra e i generali e di nuovo i politici e gli analisti militari e di politica estera. Una delle concause di questo possibile slittamento dall’informazione all’infotainment, come si suole chiamare quel mix di informazione e di intrattenimento che riempie i nostri palinsesti, è la scarsa distinzione tra i notiziari, le trasmissioni di approfondimento e i talk show più o meno leggeri. Il tutto “aggravato” dalla difficoltà di affermazione presso il nostro pubblico delle reti all news, nonostante i pregevoli sforzi di approfondimento di SkyTg24, di copertura completa di RaiNews e di sensibilità ai temi politico-economici del Tgcom24.
In sostanza, quello che succede nella carta stampata, ovvero la non distinzione tra informazione da tabloid e giornali generalisti autorevoli, con la commistione di temi gravi e leggeri sulle pagine dello stesso foglio, accade sempre più spesso anche nell’informazione televisiva. Tutto ciò provoca una preoccupante sensazione di naturale equiparazione tra i temi, dove un argomento vale l’altro, se permette comunque di schierare in campo i “soliti” protagonisti, a costi di produzione per l’appunto contenuti e con moderati sforzi di creatività. Così facendo però è ovvio che debbano entrare in gioco logiche di ricerca degli ascolti che spingono alla sovraesposizione delle posizioni estreme – lo abbiamo visto con il Covid, lo vediamo con la guerra – a danno delle riflessioni più complesse, delle storie più difficili da raccontare e dei ragionamenti più soppesati.
IN USCITA
Non solo cioccolatini, la felicità e il lusso stanno anche nella sperimentazione che porta a utilizzare il cibo degli dei come un materiale per creare un mondo più dolce. Come ci si riesce lo spiega Davide Comaschi campione del mondo del cioccolato
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 24 marzo con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Starbene – Un pizzico di sale aggiunto va a sommarsi a quello nascosto negli alimenti. Dove si trova e come evitarlo per non eccedere nelle dosi consigliate.
Da sapere – L’artista Francesco Vezzoli e Fedez insieme per una scultura che ritrae il cantante e che sarà battuta all’asta il 4 aprile prossimo.
Da fare – Una delle riserve Unseco in Italia è quella dell’Appennino Tosco Emiliano, un complesso mosaico di ambienti a cui corrisponde una biodiversità ricca
Da appuntarsi – Dal 25 marzo su Netflix va in onda la seconda stagione di Bridgerton la serie targata Shondaland che lo scorso anno aveva impazzato tra i telespettatori . Protagonista questa volta sarà il visconte Anthony primogenito della casa
IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Su Netflix ma anche su YouTube c’è un documentario che spiega, se non tutto, molto di quanto sta accadendo sulla barricata della resistenza ucraina all’invasione russa. S’intitola Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom. Racconta la battaglia della piazza Maidan (che poi vuole dire proprio “piazza”), quando nel 2014 giovani e no ucraini sconfissero l’arroganza e la violenza della leadership di Kiev di allora, filorussa, iper-corrotta, non europeista e molto agguerrita tra manganelli e strumenti repressivi più raffinati.
Ora, sarebbe sbagliato e un po’ risibile dire che se Vladimir Putin avesse visto questo documentario fatto di voci e immagini, anche dure, molto dure, non avrebbe sottovalutato, com’è invece accaduto, la resistenza ucraina, ma certamente avrebbe colto alcuni dati di fatto che oggi, sotto le bombe in terra di Kiev, non deperiscono, non ammainano bandiera. Soprattutto non si ammainano facilmente le bandiere giallo-blu della nazione che ha voluto e vuole liberarsi di un passato russocentrico e di tentazioni presenti russocratiche. Che poi giallo e blu sono anche i due colori dell’altra bandiera che almeno da allora gli ucraini non vogliono ammainare, quella dell’Unione europea. Ecco, anche qui, sarebbe sbagliato dire che l’Europa nasce più nella piazza gremitissima ed euroentusiasta di Kiev ritratta dal documentario, come nelle vie dei giovani volontari della resistenza ucraina raccontate sui social in queste drammatiche ore, perché almeno da Ventotene in poi la scalcagnata, a volte antipatica e spesso distratta Europa comunque di strada ne ha fatta, e si è allargata, e si è rafforzata, e ha affrontato anche una pandemia globale. E oggi le voci antieuropee nelle terre d’Europa si sono lentamente affievolite grazie all’evidenza clamorosa dell’importanza di affrontare problemi globali all’interno di alleanze che possono competere e cooperare a livello globale.
Detto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni sono che quando un popolo crede in qualcosa di solito viene sottovalutato da chi non crede in nulla (o quasi). In Winter on fire si vede un popolo, sfaccettato, complesso, colto, profondo, ma sicuramente convinto di voler vivere in pace, in libertà, in democrazia, in Europa. E scusatemi se è poco. La forza delle idee, spesso perfino di una sola idea, non può essere costruita a tavolino, sceneggiata, artefatta: quando c’è, questa forza, si svolge facilmente in narrazione con spontanea naturalezza, quella spontanea naturalezza che ti fa superare la paura, che ti dona un po’ di incoscienza, quell’incoscienza che i leader devono sempre gestire, ma che i popoli non possono che sublimare in tenacia e audacia.