#Oltre n°16/2022 | Da Tesla allo Spazio. Ora Musk si prende Twitter

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La nostra vita è appesa agli aggettivi, mamma mia che condanna. E la constatazione è molto rassicurante dal punto di vista della comprensione delle cose, meno rassicurante dal punto di vista dell’oggettività del reale (e per fortuna). Perché, se il reale dipende da un aggettivo, chi lo sceglie lo definisce e dunque lo manipola, a suo modo. Il catalogo è questo.

La divina commedia e la commedia, quanto sono distanti? La comédie e la comédie humaine e la comédie française, quanto sono distanti? I media e i social media sono due realtà differenti, anche se simili. Un buon amico e un amico buono non sono la stessa persona. L’economia e la nuova economia, ve le ricordate? Il governo e il governo tecnico, questa è la vera alternanza. Vera, ah, ecco. Ora però l’economia è soprattutto sostenibile. Il fine e il lieto fine fanno cambiare perfino il senso al sostantivo, come figura e brutta figura. Se l’operazione militare è “speciale”, l’aggettivo serve a dire che non è guerra, perché insomma tra operazione militare e guerra questa grande differenza non si nota certo, se invece l’operazione è speciale, parliamone in russo… Dove tra aggettivo e verbo c’è di mezzo un mondo e uno slogan: la rivoluzione russa, la rivoluzione non russa. Un tempo poi però si parlava di guerra “giusta”, per svelenire guerra, e/o di attacco “preventivo”, per parafrasare difesa. A proposito, ve la ricordate la “difesa attiva”, quella dell’Italia quando si combatteva nei balcani? Se no, pensate allora alla Guerra fredda: che differenza abissale (che peraltro aggettivo è) da guerra e basta e “Guerra fredda”. Non ho mai capito invece perché l’atletica è leggera, come la musica. E sempre nel contesto della leggerrezza c’è il problema che un conto è dire “la leggerezza dell’essere”, ma sei matto?, e ben altro conto è titolare su “l’insostenibile” leggerezza dell’essere, mai sei un genio! L’amore poi si divede in tre aggettivi: il primo, il grande, l’infelice. Ah, sì, certo, ci sarebbe anche “l’eterno”. Però ci credono soprattutto quelli che credono alla “buona” novella. No, che dici, è un valore anche “laico”, anche dei cattolici “adulti”. La democrazia invece era cristiana, il partito comunista e il compromesso storico. La pandemia, del resto, è gravissima se è globale, come la scuola dev’essere buona e la giustizia giusta. La ricerca dell’aggettivo intonato è l’obiettivo di chiunque scriva, eliminarli del tutto, gli aggettivi, è il capolavoro di chiunque sappia scrivere. Soprattutto di chi sa scrivere per raccontare: “show, don’t tell”, mostralo e non dirlo, è la regola di chi sa scrivere perché l’aggettivo lo dica il lettore, non lo scrittore. Così fa anche il creatore o il destino: in principio infatti era il verbo, la ragione, semmai la parola, aggettivi e avverbi, siamo liberi, che bello!, mettiamoli noi.

Oltre torna in edicola – Mattoncini colorati, accostati, incastrati: il gioco per bambini è diventato scultura.

Oltre torna in edicola – Mattoncini colorati, accostati, incastrati: il gioco per bambini è diventato scultura.

Non ce n’è solo una, ma più di un centinaio a The Art of the Brick, la mostra itinerante di LEGO Art più famosa al mondo dedicata al lavoro dell’artista Nathan Sawaya. Da pochi giorni è visitabile al RIDE Milano Urban Hub di via Valenza.

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 28 aprile con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da scoprire – Questa volta la febbre ha esiti luccicanti e preziosi: si parla d’oro, degli eredi dei cercatori del Klondike. E dei fiumi del Nordovest d’Italia
Da sapere – Viene dall’Alto Adige e apre una rivoluzione epocale: si parla del vino senz’alcol, nettare per salutisti inventato da Martin Foradori Hofstätter.
Da giocare – Pongo – inventato per errore da un chimico nel 1952 e tra i giochi prediletti da generazioni  di bambini – compie 70 anni e si rifà il look con nuove colorazioni, due delle quali flou, o una composizione che rispetta l’ambiente.
Da ascoltare  – Mannarino fa felici i fan e replica a Milano martedì 3 e mercoledì 4 maggio (alle 21): il cantautore romano, dopo alcuni rinvii, calcherà finalmente  il palco del Fabrique.

#Oltre n°16/2022 | Da Tesla allo Spazio. Ora Musk si prende Twitter

#Oltre n°15/2022 | La nostra vita appesa agli aggettivi, per fortuna. O no?

La nostra vita è appesa agli aggettivi, mamma mia che condanna. E la constatazione è molto rassicurante dal punto di vista della comprensione delle cose, meno rassicurante dal punto di vista dell’oggettività del reale (e per fortuna). Perché, se il reale dipende da un aggettivo, chi lo sceglie lo definisce e dunque lo manipola, a suo modo. Il catalogo è questo.

La divina commedia e la commedia, quanto sono distanti? La comédie e la comédie humaine e la comédie française, quanto sono distanti? I media e i social media sono due realtà differenti, anche se simili. Un buon amico e un amico buono non sono la stessa persona. L’economia e la nuova economia, ve le ricordate? Il governo e il governo tecnico, questa è la vera alternanza. Vera, ah, ecco. Ora però l’economia è soprattutto sostenibile. Il fine e il lieto fine fanno cambiare perfino il senso al sostantivo, come figura e brutta figura. Se l’operazione militare è “speciale”, l’aggettivo serve a dire che non è guerra, perché insomma tra operazione militare e guerra questa grande differenza non si nota certo, se invece l’operazione è speciale, parliamone in russo… Dove tra aggettivo e verbo c’è di mezzo un mondo e uno slogan: la rivoluzione russa, la rivoluzione non russa. Un tempo poi però si parlava di guerra “giusta”, per svelenire guerra, e/o di attacco “preventivo”, per parafrasare difesa. A proposito, ve la ricordate la “difesa attiva”, quella dell’Italia quando si combatteva nei balcani? Se no, pensate allora alla Guerra fredda: che differenza abissale (che peraltro aggettivo è) da guerra e basta e “Guerra fredda”. Non ho mai capito invece perché l’atletica è leggera, come la musica. E sempre nel contesto della leggerrezza c’è il problema che un conto è dire “la leggerezza dell’essere”, ma sei matto?, e ben altro conto è titolare su “l’insostenibile” leggerezza dell’essere, mai sei un genio! L’amore poi si divede in tre aggettivi: il primo, il grande, l’infelice. Ah, sì, certo, ci sarebbe anche “l’eterno”. Però ci credono soprattutto quelli che credono alla “buona” novella. No, che dici, è un valore anche “laico”, anche dei cattolici “adulti”. La democrazia invece era cristiana, il partito comunista e il compromesso storico. La pandemia, del resto, è gravissima se è globale, come la scuola dev’essere buona e la giustizia giusta. La ricerca dell’aggettivo intonato è l’obiettivo di chiunque scriva, eliminarli del tutto, gli aggettivi, è il capolavoro di chiunque sappia scrivere. Soprattutto di chi sa scrivere per raccontare: “show, don’t tell”, mostralo e non dirlo, è la regola di chi sa scrivere perché l’aggettivo lo dica il lettore, non lo scrittore. Così fa anche il creatore o il destino: in principio infatti era il verbo, la ragione, semmai la parola, aggettivi e avverbi, siamo liberi, che bello!, mettiamoli noi.

Oltre torna in edicola – C’era una volta il fiorista, ora dietro al bancone c’è un artista.

Oltre torna in edicola – C’era una volta il fiorista, ora dietro al bancone c’è un artista.

La florar art ha nel mornaghese Nicola Puricelli uno dei massimi esponenti a livello nazionale ed europeo: dalle sue mani nascono creazioni che sono delle autentiche opere d’arte.

Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 21 aprile con La Prealpina.

Inoltre, vi parleremo di:

Da gustare –  Meno dolce ma che sia goloso. La tendenza per il gelato è avere un prodotto con meno zuccheri e vegetale ma non deve  venire meno il gusto. In tanto è Dolce Sinfonia è il gusto dell’anno: una crema fredda a base di nocciola e cioccolato arricchito da ricotta fresca e fichi secchi sciroppati al rhum.
In movimento – Raffinata, amatissima da intere generazioni di italiani e, ora, pure elettrica. È la Graziella, la prima bici pieghevole italiana che ora è diventata anche elettrica: una vera e propria e-bike che però non ha perso la linea e la praticità del modello originale nato nel 1964.
Da vedere – “Giorgio Colombo – Fotografie della Collezione Panza”, fino al 25 settembre a Villa Panza, non è solo una mostra di un fotografo che fotografa arte artisticamente, non è neppure l’evocazione di un sodalizio umano durato decenni tra un fotografo e un collezionista, ma è una mostra che parla del mostrare.
Da ascoltare  – Un concerto da non perdere quello di Alice  mercoledì 27 aprile alle 21 al Teatro Arcimboldi di Milano.. La cantante celebra Franco Battiato del quale  è stata stretta collaboratrice e amica per più di quarant’anni: nel repertorio tutti i successi più noti del maestro siciliano e quelli scritti e musicati per l’artista forlivese.

#Oltre n°16/2022 | Da Tesla allo Spazio. Ora Musk si prende Twitter

#Oltre n°14/2022 | Un libro, una serie tv e la nostra matta fedeltà

Perché si scrive un libro? Diciamo un romanzo, una biografia, un’autobiografia, tralasciando i saggi. Vanità? D’accordo, ma quello vale per tutto, le cose migliori le facciamo per vanità, non c’è nulla di male ad ammetterlo. Ci piace vantarci – come dice il maestro Maurizio Milani – quanto meno con noi stessi. Però ci dev’essere dell’altro. Raccontare una storia, ovvio e bellissimo. Si scrive un libro per abbracciare definitivamente qualcosa o qualcuno, come per non liberarsene mai, o per la lasciare definitivamente andare qualcosa o qualcuno, come per liberarsene per sempre. Il problema è che poi spesso queste due opposte esigenze si fondono e si mescolano, dunque tu scrivi un libro per liberarti di una cosa o una persona e crei una storia che in fondo resta per sempre, e viceversa. Mi è venuta in mente questa riflessione perché un amico ha appena scritto un libro, un romanzo noir, e un’amica ne sta scrivendo uno molto autobiografico e lo sta leggendo a un adolescente molto incuriosito. Ma, appunto, c’è dell’altro. Prendete Fedeltà del bravissimo scrittore Marco Missiroli.

È un romanzo dolce e sontuoso, fatto di vite normali ma di vite, di personaggi normali ma di persone. Ed è diventato una serie televisiva omonima su Netflix. Però, senza voler spoilerare nulla, la serie televisiva è un’evoluzione del libro che per me dice tutto sulla differenza tra letteratura e cinema. Perché nella serie televisiva le vite diventano (più) estreme, i look più marcati, i personaggi più personaggi e meno persone. Quindi forse scriviamo un libro per far diventare normale, cioè una storia, tutto ciò che ci sembra estremo, televisivo e/o cinematografico, mentre lo viviamo. Questa elucubrazione intellettualoide, questa super cazzola, direbbe il conte Mascetti, cioè il maestro Ugo Tognazzi (a proposito, tanti auguri per i cento anni festeggiati lassù e ricordati quaggiù dal bel documentario La voglia matta di vivere di Ricky Tognazzi presentato al BAff alcuni giorni fa), forse serve almeno in parte per capire i destinatari – in commercialese si potrebbe dire “i target” – di un libro rispetto a una serie televisiva, o la predisposizione che abbiamo quando leggiamo un libro, come Fedeltà, e cioè voglia di riflessione, di introspezione e di normalizzazione pensosa, o quando guardiamo una serie televisiva, come Fedeltà, e cioè voglia di svago, di emozione e di radicalizzazione divertita. Insomma, siamo sempre noi alle prese con i nostri opposti interiori e con la voglia di lasciare andare tutto e di non lasciare andare mai nulla, di essere noi stessi l’attimo prima e l’attimo dopo dei nostri istinti magnetici, dei nostri poli opposti. È la nostra matta e saggia fedeltà a noi stessi.