IN USCITA
Le escamoles sono paragonate al caviale, ma tale non è. Sono in realtà larve di formica. Gli insetti edibili, infatti, stanno facendo capolino anche nel vecchio continente. E voi siete pronti a cambiare sapore?
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 3 novembre con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Da conoscere – A Varese arrivano gli Harlem Globetrotters i cestisti che incantano da quasi 100 anni con le loro spettacolari evoluzioni sul parquet.
Da sapere – Tutto su Ken Scott, il precursore dell’unisex e delle sfilate happening, che ha vestito con i suoi abiti l’aristocrazia e i jet set internazionali.
Da vedere – Fino a gennaio a Palazzo Reale a Milano si possono ammirare i tre calchi realizzati fra l’Ottocento e il Novecento delle Pietà di Michelangelo.
Da ascoltare – I Marlene Kuntz dal vivo a Milano con l’ultimo album Karma Clima, un disco green, che affronta con tematiche legate al cambiamento climatico.
IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Il vampiro simboleggia il concetto di non morto, un essere in sospeso tra la vita e il nulla che si alimenta del sangue umano per continuare la sua esistenza. Detto così fa un po’ impressione ma questa figura non è una semplice invenzione letteraria, messa nero su bianco dallo scrittore Bram Stoker nel 1827. Si parla di divinità simili ai vampiri già nel periodo mesopotamico, ciò a dimostrazione del fatto che Dracula incarna la paura che alberga in noi dalla notte dei tempi. Riesce a impersonare colui che ci intimorisce ma, nello stesso tempo, ci attrae, ci incuriosisce, ci pone domande. Tutti questi ingredienti finiscono dentro un personaggio che conosciamo da quando siamo piccoli. Chi non ha mai visto qualche film di Dracula? Forse nessuno. Da adolescenti guardare una pellicola con il personaggio dai canini acuminati poteva diventare un’occasione di trasgressione. Con l’età matura è diventato tutto più normale e il vampiro si è trasformato in un momento filosofico di conoscenza. Proprio così.
Ne dava terrificante esemplificazione il Peter Murphy dei Bauhaus di prima maniera quando cantava di Bela Lugosi’s dead. Forse non tutti conoscono questo gruppo gothic che riprendeva in una nota canzone le gesta dell’attore ungherese (naturalizzato americano), tra i principali interpreti del Conte Dracula nella filmografia internazionale. Ne veniva restituito un quadro asfissiante in cui il cantante dei Bauhaus come uno sciamano ripeteva in maniera ossessiva il termine: “Undead” che significa non morto. Appunto, cosa significa? E qui sta il segreto dei vampiri che ci riportano alla possibilità di rimanere o di ritornare in vita anche dopo che il nostro cuore si è fermato. Inevitabile, allora, citare un mostro sacro della letteratura come Edgar Allan Poe quando instillava nella mente dei suoi lettori tutti i dubbi legati ai casi di seppellimenti prematuri. Come nel caso simile dei vampiri, uomini o donne normalissimi tornavo improvvisamente in vita ma si trovavano già nella tomba. Il resto è facile da immaginare.
Questa immagine fa venire i brividi ma non è una semplice divagazione letteraria. Spesso le storie raccontate dagli autori più o meno famosi ci fanno toccare con mano le nostre paure, le vanno a pescare non per terrorizzarci di più (anche se a volte ci riescono) ma per riuscire a trovare una chiave di interpretazione che ci liberi da ogni laccio che può imprigionare la nostra mente. Dunque Dracula come una guida buona (eh sì) che con il sangue che gli cola da un angolo della bocca riesce ad aprirci la strada della consapevolezza della nostra condizione umana. Ve lo sareste mai aspettato? Eppure è così. D’ora in poi possiamo guardare in faccia i vampiri con un po’ di coraggio in più (forse).
IN USCITA
Il più famoso è Dracula, ma di vampiri ne è pieno il mondo.. della letteratura e non solo. Si avvicina Halloween la notte più spaventosa dell’anno e noi vi portiamo nel loro mondo sospeso tra la vita e la morte. Pronti?
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 27 ottobre con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Da gustare – È il momento di rivalutare (e scoprire) le radici e farne l’alimento dell’inverno perché sono buone, salutari ed economiche.
Da fare – Si chiama Pumpkin patch ed è la nuova moda di andare nei campi di zucche per farsi un selfie e decorare la propria per Halloween.
Da ascoltare – Francesca Michielin protagonista di sei incontri musicali a Milano diversi uno dall’altro senza scaletta e strutturati come una serata tra amici
Da vedere – Alla Fabbrica del Vapore sono esposte oltre 300 opere di Andy Warhol per una mostra monumentale sulla carriera del re della Pop Art americana
IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Uno dei temi principali che animeranno il dibattito dei prossimi anni è quello della riappropriazione del proprio tempo. La pandemia ci ha costretto a lavorare in smart working e ad avere rapporti on line piuttosto che diretti. L’isolamento per il Covid ha messo in discussione le nostre certezze sul mondo globalizzato e ci ha insegnato a guardare sempre più all’interno di un io che, fino a quel momento, avevamo perduto, travolti da una miriade di impegni seri o banali. Ora è difficile tornare all’ante-covid. È cambiato il mondo. Ed è mutato soprattutto il rapporto con noi stessi e con gli altri, anche se ci illudiamo che noi siamo sempre noi e che l’universo circostante sia esattamente quello che avevamo lasciato nel 2019.
Non è così ed è per questo che capita a sempre più persone di percepire un senso di profondo di soffocamento rispetto alla vita quotidiana. Infatti le consulenze psicologiche sono aumentate, così come l’utilizzo di farmaci che servono per rimettere in quiete una psiche che tende a impaurirsi, avendo perso tutte le certezze. C’è poi chi decide di cambiare vita, di lasciare lavori importanti per dedicarsi ai propri affetti o semplicemente per recuperare i propri spazi e il proprio tempo mettendo a frutto ogni singolo momento della propria vita.
In questo scenario si inseriscono tutte quelle iniziative e quelle attività che mirano a rimettere un po’ d’ordine a una condizione – quella degli uomini e delle donne di questi tempi – sempre più fragile e precaria. Una passeggiata nella natura, immersi in ambienti di totale rilassamento, praticando discipline di meditazione, serve a guardarsi dentro e, contemporaneamente, a ristabilire il giusto rapporto con il mondo che ci circonda, sia esso costituito dalla natura come dalle persone. È un modo semplice per ripartire dalle piccole cose, un sistema che permette di ricostruire quel sé andato distrutto dalle minacce della pandemia. Non è semplice, sia chiaro. Parlarne o scriverne non è la stessa cosa che immergersi in queste atmosfere, perché bisogna avere le forza e il coraggio di mettersi in discussione. Vale la pena, però, concedersi a questa esperienza. E, per chi non vuole andare in Svizzera come suggerito dai percorsi dell’Innerwalk Project, basta percorrere i nostri sentieri (ce ne sono tantissimi, soprattutto al Nord della provincia) con la mente sgombra dai pensieri ma colma di energie positive. Sono quelle sprigionate dalla natura che torna ad essere nostra amica e non più matrigna, come diceva Giacomo Leopardi. Una volta avviato il percorso, i benefici sono quasi immediati. Provare per credere.
IN USCITA
Riconnettersi con sé stessi e la natura? In Canton Ticino si può attraverso i pecorsi dell’Innerwalk Projectin cui ci si immerge con corpo e mente attrvareso meditazioni, danze e yoga per ritrovare l’energia giusta per affrontare l’autunno.
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 20 ottobre con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Da sapere – Una passeggiata nel verde per una caccia speciale e preziosa al tartufo. Tutto sul fungo che nasce sotto terra e vale più dell’oro.
Da gustare – Butter board, il tagliere di burro ricoperto di bontà, è un capolavoro per gli occhi e per il palato e sta facendo impazzire i social.
Da ascoltare – Jean-Michel Jarre, il guru della musica elettronica, presenta «Oxymore» il suo ultimo album fra suoni binaurali e metaverso.
Da vedere – L’evoluzione della pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura in una mostra allestita al Castello Visconteo Sforzesco di Novara.