IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Destino infausto quello di chiamarsi Silvestro e di dover scrivere un pezzo sui gatti, anche perché avere il nome del famoso personaggio dei cartoni animati non induce più simpatia verso questa specie animale che ha la particolarità di essere molto indipendente e parecchio graffiante.
Il gatto o lo ami o lo odi. Devi prendere una posizione. Ti schieri e, nel momento in cui scegli da che parte stare, ne deriva tutta una casistica sul tuo carattere, sui tuoi vizi e le tue virtù. Chi ama i gatti ha un senso estetico superiore, apprezza fascino ed eleganza, si concede solo a chi si fida, va conquistato con pazienza e astuzia. Così, almeno, sintetizzano i luoghi comuni. È tutto da vedere se siano veri. Di certo, però, chi non ama i mici li vede come animali opportunisti, che si avvicinano solo per il cibo, che non si dedicano con la dovuta attenzione al loro padrone, meno fedeli dei cani.
Che, invece, piacciono molto di più a chi odia i gatti. Troppo facile, però, andare d’accordo con un cane perché ti fa sentire forte il senso di dipendenza dall’uomo, la fedeltà, la totale dedizione. Quindi, dove va a pendere l’ago della bilancia? Non c’è una regola. Si può preferire il gatto piuttosto del cane o si può coltivare uno spassionato amore per entrambi.
Di sicuro, sempre più persone, deluse dal genere umano, si rifugiano nell’affetto degli animali domestici. È una tendenza che fa parte della nostra epoca e che vorrà dire qualcosa. Descrive in modo chiaro il senso di solitudine affettiva che ci circonda. Lo so che è brutto dirlo, ma è così. E, come per tutti i rapporti affettivi, è indispensabile il senso della misura, affinché il sentimento non diventi tossico. Sbirciando su internet si trovano foto di gatti vestiti come dei bambinetti.
Coccolati e vezzeggiati. Idem per i cani. Lo spiccato senso di autonomia del gatto rischia di finire in secondo piano rispetto a queste morbose attenzioni. Nell’amore per i gatti (e pure per i cani), dunque, il difetto non risiede nell’animale, nelle sue caratteristiche caratteriali, ma in chi sta al suo fianco. Spesso le povere bestiole sono solo degli indicatori del livello di problematicità dei padroni. Continuate, quindi, ad esprimere il vostro affetto per i gatti e per i cani come meglio credete ma non dimenticate mai che sono animali e l’errore più grosso è quello di cercare di umanizzarli. Se ve lo dice uno che si chiama Silvestro, credeteci.
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In Mesopotamia 10mila anni fa si sono addomesticati, in Egitto erano divinità, hanno ispirato la letteratura. Tutti i segreti dei gatti, animali di cui l’uomo non può proprio fare a meno.
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Inoltre, vi parleremo di:
Da gustare – Imparare a cucinare in modo diverso e magari più sano? È possibile, partendo dalla cottura in lavastoviglie che abbiamo provato per voi.
Da sapere – Il business della cannabis sativa fiorisce tanto che la canapa si prende i settori che vanno dal tessile, ai cosmetici fino alla farmaceutica.
Da fare – Una montagna atipica che pare uscita dalla fervida immaginazione di uno scrittore fantasy. È la Pietra di Bismatova che affascinò anche Dante.
Da ascoltare – «Parlate a vanvera» è il titolo dell’ultimo singolo del rapper Gravante noto a molti per le collaborazioni con Pericolo e Speranza.
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Il ghiaccio e le basse temperature sono diventati alleati della nostra salute e della nostra bellezza. Bagni gelati, trattamenti sotto zero, ecco tutto quello che si può fare rimanendo rigorosamente al freddo.
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Da conoscere –Conosciamo il teatro Kamishiba, un’antica forma di narrazione giapponese dedicata ai bambini, attraverso l’esperienza dal varesino maestro burattinaio Chicco Colombo.
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Da fare – Il Museo nazionale Scienza e Tecnologia di Milano compie 70, un’occasione per fare un tuffo dagli abissi allo spazio.
Da vedere –Franco Oppini è uno dei protagonisti in “Taxi a due piazze” in cui interpreta il compagno fricchettone della scatenata taxista Barbara D’Urso che di mariti ne ha ben due.
IL PENSIERO DEL DIRETTORE
Il mondo vegetale ha un’anima. Questa, che può sembrare un’enorme sciocchezza, quasi un’affermazione blasfema, un po’ di verità la contiene. Un’anima buona caratterizza le piante. Sono costrette a subire le angherie dell’ambiente e le nefandezze dell’uomo che spesso le trascura, quando addirittura non le ferisce, le taglia, le abbatte. Nonostante tutto, però, il regno vegetale continua a dimostrarsi amico affidabile se non altro perché – ce l’hanno insegnato a scuola – trasforma l’anidride carbonica in ossigeno, elemento vitale per il mondo animale.
Ma non è sempre così. Le piante carnivore, infatti, non sono in grado di trarre il nutrimento dalla fotosintesi e si arrangiano come possono, mangiandosi insetti e qualsiasi altro organismo capiti a tiro. Rompono una catena che è quella del servo-padrone (direbbe Friedrich Hegel) o, se preferite, della vittima-carnefice. In questo sta la loro forza e la loro debolezza.
Le piante carnivore provano a ribellarsi all’ordine costituito, cercano di girare le regole della natura, ci insegnano che si può vivere anche senza omologarsi, si riesce a resistere pur se gli altri ci vorrebbero buoni e belli. Le piante carnivore sono brutte rispetto all’impressione di forza che comunica una quercia o alla naturale soavità di un fiore appena sbocciato. Sono antipatiche perché il solo pensare che possano essere carnivore ci infastidisce quando addirittura non ci impaurisce. Dunque sono costrette a vivere di una vita tutta loro, isolate ma, forse proprio per questo, adesso sempre più di moda.
Nella diversità, quindi, sta la loro forza e la affermano con orgoglio quando catturano il ragno inesperto e se lo mangiano. Ci volevate morte? Invece noi resistiamo. E siamo lì a dimostrare che la nostra migliore dote è il coraggio di andare controcorrente, sganciate dal buonismo delle loro colleghe-sorelle piante normali. Niente paura, poi, le carnivore non hanno mai morsicato l’uomo come certa divertente letteratura le ha disegnate in passato. Rivendicano solo il rispetto del loro mondo e chiedono una cosa molto semplice a una realtà, quella terrestre, che si affanna a ridurre tutto al semplice teorema del giusto e dello sbagliato. Secondo chi, però?
In questa domanda sta la chiave di una sfida che va avanti da millenni visto che le piante carnivore vengono fatte risalire a una mutazione genetica durante l’era dei dinosauri. È passato tutto questo tempo ma la risposta non è ancora arrivata: natura, consuetudine, obblighi sociali? Chi stabilisce le regole? Le piante carnivore stanno in quel cono d’ombra che mai verrà illuminato. Ed è giusto (?) che sia così.
IN USCITA
Il primo a scoprirle e studiarle fu Charles Darwin, le piante carnivore adesso sono di tendenza nelle nostre case. Perché? Per la loro bellezza e per la curiosità che suscita il loro comportamento.
Scopri di più nel nuovo numero di Oltre in edicola giovedì 2 febbraio con La Prealpina.
Inoltre, vi parleremo di:
Da scoprire – Vanno all’asta a Parigi oltre 10mila oggetti tra tessuti, vetri, dipinti dello storico Hotel Bauer di Venezia in cui hanno alloggiato attori e reali del mondo.
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Da gustare – Dopo essere finito a lungo nel dimenticatoio, torna la passione per l’asimina ricca di proteine e dal gusto a metà tra la banana e il mango.
Da fare – Una gita a Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino, celebre per i tre castelli patrimonio Unesco e punto di partenza per gli amanti della montagna.